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Vuvuzela calls what?

b10gbmm0224.jpgThe football sambodrome is beginning to prepare. Two days before the end of 2010 World cup, in Johannesburg, the brazilian tourism Ministry has shown the first ad campaign about next tournament, that will take place in Brazil during 2014. 30 billions dollars are being spent until the end of 2010, and a brand new website  is already dedicated to the 12 cities that will host the matches. We’re already wondering about the brazilian answer to southafrican’s vuvuzela…

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  • Il sambodromo all’orizzonte

    Il sambodromo calcistico comincia a prepararsi. Due giorni prima della fine dei mondiali sudafricani, a Johannesburg, il Ministero brasiliano del Turismo ha presentato la prima campagna di promozione turistica agganciata ai prossimi mondiali 2014. I primi 30 miliardi di dollari sono già in fase di spesa, da qui a fine 2010, sui media tradizionali e non. E su un apposito sito  sono già visibili le 12 città destinate ad ospitare le partite. Fin da ora nasce spontaneo un quesito: quale sarà la risposta brasiliana alle vuvuzela?

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  • What you can really do after the World cup…

    little-eden.jpg World cup is over. But there are also other ways to live Southafrica in the frontline, helping this nation to fight against poverty, deaseases and crime. Before, during and after world cup too. Let’s discover some of them. 

    To follow elephants near PretoriaProjects abroad, an italian organization, offers several voluntary activities, depending on your abilities and experience. For instance: to follow elephants in natural reserves, to work in a Cape town’s newspaper, to have an english course.. To know how visit www.projects-abroad.it.    Read the rest of this entry »

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  • Per continuare a essere Mondiali…

    little-eden.jpg I mondiali sono terminati, ma restano anche altri modi entusiasmanti di vivere il Sudafrica in prima linea e aiutare questo paese a lottare contro povertà, malattie e criminalità. I progetti e le iniziative a cui partecipare non mancano. Per esempio…

    Projects Abroad Italia organizza una fitta reste di iniziative umanitarie direttamente in Sudafrica. Le attività in cui i volontari sono coinvolti dipendono dall’esperienza di ciascuno e dalla durata del soggiorno. Tra queste identificare e seguire il percorso degli elefanti in una riserva naturale, lavorare in un giornale a Cape Town, seguire un corso di inglese… Contatti: tel. 081.0605507, cell. 320 6726228, www.projects-abroad.it.

    Oppure… Read the rest of this entry »

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  • From Maya to Southafrica

    chichen-itza.jpgBeyond the vuvuzela and the wakawaka, thanks to the world cup many people of other countries have discovered new cultures and ways of thinking. One of this is the Ubuntu, a concept that seems similar to the Inlakesh, a Maya’s word that means “what I do to you I do it to me, because we’re one”. It is amazing to discover how african and maya people shared this concept centuries ago, even if they never met each other. Then, world cup has become a chance to re-descover it, or at least, it’s a goo wish to make in the day of Mandela’s 92 birthday.

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  • Ubuntu?

    johannsburg_soccer_field_wwwstylemag_onlinenet.jpgTra le scoperte delle ultime settimane, per gli italiani e non solo, c’è stato l’Ubuntu, Molti associano questo termine ad un sistema operativo. In realtà, ubuntu è l’acronimo di “umuntu ngumuntu ngabantu”: una visione africana dell’esistenza che, italianizzata, suona più o meno “io sono quel che sono in virtù di quel che tutti siamo”. Dall’altra parte del mondo e del tempo, ovvero già più di mille anni fa, le tribù maya sintetizzavano con il termine inlakesh un concetto simile: “quello che faccio a te lo sto facendo a me stesso, perché siamo una cosa sola”. Africa e golfo del Messico erano quanto di più lontano, all’epoca; ma questo pensiero era forse più diffuso di quanto non lo sia oggi, nell’era di internet. I pensieri di grandi scrittori come Galgut sembrano confermarlo. Eppure, dalla parabola dei mondiali sudafricani, forse è possibile recuperarne un po’; almeno questo è un buon augurio da farsi, nel giorno del 92° compleanno di Mandela.

    (Foto: una delle immagini esposte in “Africas arenas”, di Thomas Hoffegen, fino al 30 luglio a Norimberga).

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  • A palla fredda

    dd2_4084.jpgPosti vuoti negli stadi a decine di migliaia. Furti e scippi a ciclo continuo, ai danni degli sventurati turisti. Un caos totale nel sistema dei trasporti, sulle strade come negli aeroporti. Risse ripetute tra gruppi di tifosi, contro le quali la polizia resta inerme. Un clima di terrore, inospitale, aggressivo. E poi il culmine: l’attentato di Al qaeda.

    Questo è quello che sarebbe potuto accadere in Sudafrica, nelle scorse settimane. Quello che analisti, opinionisti, fonti più o meno interessate od allarmate avevano previsto nei due anni che hanno preceduto il mondiale. E che molti media, in Italia, in Inghilterra, altrove, avevano messo in guardia a chiare lettere. Ma che in realtà, per la fortuna dei più, non è accaduto.

    Queste parole escono sul blog al termine del primo giorno di vero silenzio sul mondiale, sui giornali italiani, dopo più di un mese di continua copertura. Comprensibilmente, del resto: il ritmo dell’informazione è sempre più incalzante, su un argomento che non è più in “prima” può indugiare una testata specializzata, forse. O un blog disinteressato, come questo.

    Parole a mente fredda, dunque, anche se in Spagna l’eco di Soccer city non si è certo spenta, e nelle radio (comprese le italiane) la waka waka continua a imperversare; il polpo Paul, tuttavia, già un po’ meno.

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