Info e viaggi Sud Africa Italia; News and travel South Africa Italy
9 May

Tra le varie di colore politico, oggi i media italiani rilanciano un twit del neo ministro della Cultura e Turismo, Massimo Bray, che a sua volta rilancia l’opinione di una tourist blogger, Deborah Preston. In sintesi, questa: il Sudafrica è una destinazione leader per il turismo responsabile. In preda al dubbio amletico di quale sia effettivamente la notizia ( un Ministro che twitta? Un Ministro che legge e considera attendibile un blog? Un Ministro italiano che porta a esempio il Sudafrica?) , ci consoliamo un po’ col fatto che il pensiero della Preston suona bene (“ il turismo responsabile implica che chi viaggia dia qualcosa indietro al paese – dice - I tour turistici responsabili in Sudafrica sono un modo fantastico per dare un contributo alla gente e al paesaggio”) e che, se quel che scrive è vero, nel nostro piccolo abbiamo cercato (e lo facciamo tutt’ora, seppure saltuariamente) di fare la nostra parte. So, let’s be responsible, and cheer, Mr Bray!
9 May

Massimo Bray, recently named as Ministry of Tourism and Culture in Italian new Government, twitted late yesterday evening his good opinion about Southafrican responsible tourism model, quoting Deborah Preston’s blog “travelwithamate”. Bray defined it “an useful example to study”; then, Italian mainstream media added some of Preston’s opinion (“responsible South Africa tours are a fantastic way of contributing positively to the people and landscape. Tourism creates jobs and business opportunity in communities across South Africa and is a prevalent tool for economic and social development here”). Wondering if a blog post is a solid base to build a Ministry’s opinion onto, we positively recept his early looking at SA, hoping it to have a follow up…
4 Apr
Capita che hai bisogno di dati recenti sui flussi di turisti italiani in Sudafrica. Non hai ancora completato la frase sulla barra di ricerca del motore, che già Google ti restituisce una pagina interna di risultati: “boom di Italiani in Sudafrica” è il tenore ricorrente nella sfilza che occorrenze che l’ufficio stampa italiano di Southafrica Tourism è riuscito a propiziare lo scorso gennaio, valorizzando il +14 per cento riportato nel 2012 sul 2011. Ora, per completare la ricerca, hai bisogno del dato inverso: cerchi e ricerchi ma né la versione italiana tantomeno quella sudafricana di Google ti concedono un dato compiuto sugli arrivi di sudafricani in Italia lo scorso anno. Né più successo ti assicura lo scandaglio del sito Enit, l’ente governativo del turismo italiano (sulla cui interfaccia.. sorvoliamo). Dopo pagine e pagine sul motore, riusciamo a scovare un dato fresco relativo al Veneto: + 9 % per cento di turisti sudafricani lo scorso anno tra Venezia, Verona e dintorni.
Eppure il 9 per cento di crescita non è un dato da buttare via, in quest’Italia senza testa di questi tempi: hai visto mai che il Sudafrica è un potenziale turistico sul quale puntare. Facciamo allora un altro confronto: sul Google italiano digitiamo “turismo sudafrica” ed in prima posizione (escluse quelle a pagamento) esce subito southafrica.net, ovvero la “faccia italiana” dell’ente turistico sudafricano. Si tratta di un sito messo su e aggiornato appositamente per il mercato italiano, cosa che in senso in verso non esiste: digitando “tourism italy” sul Google sudafricano esce sì la versione inglese di italia.it, ma l’interfaccia è tutt’altro che personalizzata sul turista che stiamo considerando.
Insomma, se cercavamo dati e – soprattutto – conforto sull’attrattività del nostro Paese, oggi non li abbiamo trovati. Un altro giorno italiano ben poco orientato al futuro se ne è andato via, ed una volta di più ti chiedi quanto questo grigio ‘mood’ deve ancora durare, se non peggiorare.
Poi, magari, ti imbatti nella vicenda di Kayamandi, uno shack village dello Stellenbosch. Dove a metà marzo qualche migliaio di persone ha visto andare in fumo nel giro di pochi minuti la propria ‘reggia’ fatta di latta e legno. Leggi dell’operosità, se non addirittura del sorriso, con cui questa gente dopo poche ore aveva già cominciato a rimetter su le pareti della loro magra esistenza. Leggi, e realizzi che a testimoniarlo è una penna italiana. Allora capisci che, almeno un po’, devi sdrammatizzare le tue ‘angosce’. E lo fai, un altro giorno ancora.
24 Feb
Su cosa sia successo il 24 febbraio di quest’anno a casa Pistorius non c’è alcuna certezza, e forse non ci sarà mai; il processo è appena iniziato, aspettiamo con fiducia che faccia il suo corso. Al di là di questo esito, la vicenda si presta a varie metafore, e molti ci hanno provato già in questi giorni. Mi ha colpito il parallelo fatto dal Mail & Guardian, per cui il caso Pistorius è l’emblema di una società, di una nazione forse troppo frettolosamente pigiata a forza nel cliché di un lieto fine della (brutta) storia che aveva alle spalle, con spaventosi effetti collaterali quali ad esempio ‘la militarizzazione’ delle civili abitazioni in proporzione al loro lusso, e la fobia dei loro proprietari verso un crimine diffuso che, dati alla mano, finisce invece per colpire soprattutto chi di lusso ne ha ben poco.
Questa drammatica e verosimile metafora del Sudafrica mi si para davanti agli occhi nello stesso periodo in cui la città in cui vivo è (quasi improvvisamente) presa a metafora negativa delle piaghe italiane. C’è tanto da fare, ancora, per rendere questo mondo un po’ meno brutale. Tanto da fare, tanto da fare, tanto da fare…
24 Feb
We don’t know the truth, about Pistorius‘ St. Valentine murder, and maybe we’ll never know it. Trial’s just begun, we’ve to wait and trust in SA justice. But apart from waiting for it, the situation is useful to make some methapors as many opinion makers already did last days. I’ve been very impressed by a on the Mail &Guardian, who drawn Pistorius case as a symbol of a nation too quickly pressed in an happy ending scene for its recent history,
My eyes are facing this dramatic methapor of Southafrica meamwhile the city where I life is the symbol of the worst bad habits in contemporary Italy. There’s still so much work to do to make this world a little better. So much work to do, so much, so much.
3 Feb
In una domenica d’inizio febbraio, dopo giorni in cui l’Italia è sembrata sempre più un grande ballo in maschera (al casinò) anziché una società civile, dà un certo sollievo vederla sulla prima pagina dei giornali sudafricani (the Times, nel caso specifico) non per polemiche elettorali o per gli scandali finanziari, bensì per il volo dell’angelo, carnevalesco rito di piazza San Marco a Venezia. Viceversa, il paese arcobaleno è rimbalzato in questi giorni sui media italiani per l’exploit della nazionale di calcio in Coppa d’Africa. E per una di quelle classiche notizie che si presta ad esser definita sia buona che cattiva. Valori, il magazine del Terzo settore ha dato risalto alla scelta di Patrice Motsepe, un uomo il cui patrimonio stimato pare essere l’ottavo più grande nel continente africano, e il primo del Sudafrica. L’uomo ha dichiarato di voler seguire la strada avviata da Bill Gates, annunciando la devoluzione di metà della sua immensa ricchezza (2,5 miliardi di dollari) ad una fondazione benefica che dovrebbe sostenere, stando alla dichiarazione della moglie, i portatori di handicap, i disoccupati, le donne, i giovani e gli operai.
Motsepe non è il primo ad annunciare grandi opere filantropiche in Sudafrica, se si pensa a quanto avviato pochi anni fa dall’anchorwoman americana Oprah Winprey nel campo dell’istruzione. Probabilmente non sarà l’ultimo, e qui sta la premessa del lato buono della notizia, destinato ad essere apprezzato soprattutto da chi materialmente ne beneficerà, quando questo accadrà. Sempre meglio i ricconi che pensano anche agli altri, rispetto a quelli totalmente egoisti; certo è un mondo in cui questi gesti facessero meno notizia sarebbe da preferire, soprattutto se ciò significasse l’aver attenuato lo squilibrio tra troppo ricchi e troppo poveri. Tutto questo, purtroppo, e ancora molto di là da venire. E a farne le spese, sempre di più, sono anche quelli che stanno nel mezzo.
3 Feb
Valori, an italian newsmagazine focused on No-profit organizations, underlined last tuesday the ’step ahead” of Mr. Patrice Motsepe, the southafrican richest man who announced the donation of half of his possessions to charity initiatives, like other rich persons in the world (Bill Gates, Oprah Winprey) did last years. To my ears, it sounds like the classical bittersweet news. We’ve to appreciate men or women who own much more than what they need to live and decide to share it wtih someone who needs quite everything. But on the other side, It’s probably banal to notice how we’d prefer a world where the distance between richest and poorest ones is getting shorter and shortes, so to make insignificant this kind of news. This world is still so far to come; and even people in the middle side (nor rich neither poor) are suffering it every day a little more, at least in the so-called ‘developped word’.
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