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Looking for ethical supplies

Brand new leader of italian Democratic party, Matteo Renzi, keeps on asking for strong reforms in italian laws, most of all about electoral system. Recently, he talked about civil service too: “I would every 18 years old man and woman to do it”, he said, “for three months instead of one year on a voluntary base as now”. It’s hard to preview if he’ll get ahead of this purpose before changing the parlament. Italy needs a very strong ethical supply, that means rediscover love – or at least, respect – for public heritage and for all the things who belongs to the community. So, for instance, why not asking to every healthy man and woman to give 67 minutes a year to do someting useful for everybody? SA could have something to advice about it..

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  • Se 67 ci sembran troppi

    servizio-civile1.jpgTra le tante idee che sta mettendo in circolo, Matteo Renzi cita anche il servizio civile. Dice di volerlo riformare in senso “universale”, portandolo a durare non un anno ma tre mesi, per ragazzi e ragazze di 18 anni di età. E’ arduo prevedere se sarà più semplice portare a termine questa riforma o quella elettorale, rispetto alla quale certo sarebbe meno importante. Una delle risorse più strategiche e intangibili di cui l’Italia si scopre povera, di questi tempi, è l’etica, Un bene che non si trova scavando sottoterra, ma educando le persone e quindi le comunità, con risultati che arrivano in capo a lunghi anni. E allora, inserire meccanismi che riportino in primo piano il servizio al ‘bene comune’ sarebbe davvero cosa buona e giusta.

    In Sudafrica, ogni volta che ricorre il Mandela Day (18 luglio), milioni di cittadini prendono l’impegno di dedicare 67 minuti del proprio tempo ad una causa comune o disinteressata. Pare che l’indotto di misure come questa si stia propagando positivamente anche sul modo con cui le persone si pongono sul posto di lavoro, almeno in alcuni casi, e quindi anche sul conto economico delle aziende. In uno Stato come quello italiano, dove ‘l’erario si inventa continuamente prelievi forzosi per fare cassa, chiedere per legge, alle persone in salute di tutte le età, di dedicare un’ora del loro tempo annuale ai beni comuni non mi sembrerebbe così blasfemo. E all’atto pratico, probabilmente, porterebbe anche qualcosa di buono.

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  • Make it everyday.

    logo_md.jpgRIP Tata.

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  •  cavour_2012.jpgForse sarà contento chi per una vita ha predicato di “mettere i fiori nei vostri cannoni”. La balistica non sarà esattamente floreale, ma al posto delle palle esplosive ci saranno piuttosto fibre ottiche, mobili, cioccolatini. La prossima settimana, dal porto di Civitavecchia, una portaerei della marina militare italiana salperà alla volta dell’Africa, per una missione destinata a fare ritorno in patria (a Taranto, per l’esattezza) solo tra 5 mesi. E’ il “Sistema paese in movimento”, questo il titolo del tragitto che vedrà la nave Cavour attraccare in 20 paesi (tra cui il Sudafrica con due tappe, Durban e Cape Town, nella prima decade di febbraio 2014). Non sarà un’esercitazione militare: la portaerei viene trasformata in una sorta di mega-torpedone commerciale da 20 milioni di euro (13 coperti da sponsors, 7 per gli stipendi dei militari, ha spiegato il Ministro della Difesa), che vedrà alternarsi emissari di grandi aziende italiane nel rappresentare il made in Italy presso mercati da aprire o valorizzare.

    Insomma, in tempo di pace gli strumenti di guerra vengono riconvertiti ad usi ben più civili. In realtà, a ben guardare, questa sembra la classica notizia-bicchiere: mezzo pieno e mezzo vuoto, a seconda di come lo si guarda. E’ lapalissiano quanto vero ribadire che è molto meglio usare le portaerei così, che per sferrare attacchi colonialistici, come un tempo – ahinoi – l’Italia ha pure tentato di fare in quel continente. Tuttavia, è difficile anche controbattere chi osserva che meglio sarebbe, per un paese come l’Italia, disinvestire le spese militari, piuttosto che metter sù operazioni che sanno di make-up. E se poi andiamo a vedere che tra le aziende che andranno in missioni ce ne sono alcune che producono strumenti di guerra, forse il cerchio si chiude. O quantomeno, non siamo certo ancora ai fiori dentro i cannoni.  

     (Immagine: portaerei Cavour, da marina.difesa.it)

    On november 13th italian aircraft-carrier “Cavour” will leave for a 5-month mission around Africa. It will be a business trip rather than a military one: some italian companies focused on food, comnunications, furniture will be host on the ship, so to meet businessmen of 20 countries. The Cavour will dock in two SA bays, Cape town and Durban, during the first decade of february 2014. Some people show positive feelings about this mission, underlining how war instruments are converted into civil ones; in the opposite ways, others emphasize how Defense is still costing too much to a country like Italy, thinking it’d be better to disinvest money from the Navy, instead of fitting out this kind of operations.

    A birra fredda sul parbucking

    la concordia al giglio
    Quel giorno all’isola del Giglio, la settimana scorsa, era stato un guazzabuglio di euforie, mani per aria, birre per brindare. Il parbucking, o ‘addrizzamento’ della Costa Concordia appena compiuto si era rivelato decisamente il coronamento di un’impresa titanica, riuscita ben oltre le aspettative. E più che comprensibile, dunque, era l’entusiasmo di quei 500 che a quell’opera avevano materialmente contribuito.

    C’era qualcosa che mi stonava, tuttavia. Primo: la missione non era ancora del tutto compiuta. La nave era tornata in asse, ma da ‘là sotto’ dovevano ancora tornar sù i resti delle ultime 2 vittime non ancora recuperate. E solo i familiari sanno quanto quelle spoglie, pur straziate, siano importanti per loro.

    Secondo: su diversi media italiani il parbucking si è presto trasformato in una formidabile occasione di comunicazione patriottica, come e forsepiù di quanto avviene quando vince la nazionale di calcio. E questo nonostante che il grande team dell’operazione fosse infarcito di provenienze internazionali. E nonostante il fatto che questo ‘trionfo’, se tale è stato, deriva indissolubilmente da quella tragica debacle che a tutto questo ha dato origine, 19 mesi or sono.

    Il giorno dopo, vedendo la foto del savage master Nick Sloane con una bandierina del Sudafrica in mano, l’ho ringraziato dentro me in modo doppio. Per quello che ha fatto assieme agli altri, soprattutto; e per l’esposizione di quel vessillo. Chissà fin dove avrebbe spaziato la retorica nazionalistica, altrimenti…

    After the savage master passage

    concordia-ricerca-dispersi-4-770x391.jpgPlenty of euphoria, last week in Giglio Island, Italy. The Costa Concordia Parbucking was the carryng out of a very titanic operation, more than expected by most of us. And indeed, well based was the enthusiasm of the 500 persons’ team who really made it possible.

    There was someting out of tune, anyway. First: mission wasn’t completed, yet. The cruise boat was finally standing, but sea water stil had to give back last two passengers’ bodies; only victims’ parents do know how much that sloughs could be anyway important for them.

    Second: soon after the end, the Concordia parbucking has become for some italian broadcasters an extraordinary chance of patriotic communication, despite of the international composition of the team; and most of all, despite the terrrific debacle who started anything, 19 months ago.

    The day after, watching a picture of savage master Nick Sloane blowing a southafrican flag, I said thanks to him twice: about what he had done with his team, and about that flag, quite useful to stop a little of rhetoric.