Southafritaly

Info e viaggi Sud Africa Italia; News and travel South Africa Italy

Archive for the ‘2010’ Category

ice-e-promex.jpgJohannesburg- Sono imprenditori italiani di prestigiose aziende, arrivano da Padova e il loro coro è all’unisono: il Sudafrica è un paese con un mercato in crescita e su cui puntare. «Ci teniamo a promuovere qui il made in Italy, il Sudafrica offre grosse opportunità, è un trampolino per tutti i paesi dell’Africa» dice Andrea Roncato, 30 anni, export manager della Valigeria Roncato Spa, unica azienda a produrre valigeria italiana. «È la prima volta che visito il Sudafrica e mi aspettavo sinceramente un paese del terzo mondo, invece è un paese all’avanguardia» aggiunge Marica Tronchin, 30 anni, export manager della Bosca Arredi.

Lo spunto per confrontarsi sulle opportunità di business che offre il Sudafrica è la serata che si è tenuta lo scorso lunedì 4 aprile a Johannesburg per inaugurare la missione organizzata da Padova Promex, Azienda Speciale della CCIAA di Padova, dall’Istituto nazionale per il Commercio Estero di Johannesburg e dalla Camera di Commercio italosudafricana: «È un vero orgoglio per noi avervi qui- ha introdotto l’ambasciatore italiano Elio Menzione- Padova è una città meravigliosa, vitale e ricca di imprenditorialità. E la vostra presenza rende anche omaggio al mio predecessore, l’ambasciatore Alessandro Cevese, anch’egli padovano, purtropppo scomparso». Pronto il ringraziamento di Malvina Cerantola, project & business development manager di Padova Promex: «Visti i risultati nel 2007, nella nostra prima missione con l’Ice, abbiamo deciso di mandare nuovi imprenditori in Sudafrica, certi di replicare il successo». Le fa eco Sergio La Verghetta, direttore dell’Ice di Johannesburg: «Siamo orgogliosi di ospitare per la seconda volta Padova  Promex e gli imprenditori padovani. Il Sudafrica è un paese lontano dall’Italia, ci vuole determinazione per prendere un aereo e arrivare qui. Ma siamo certi che nasceranno anche questa volta sinergie vincenti. Del resto le statistiche parlano chiaro: su 100 aziende che cercano di farsi strada all’estero, il 50% parte da sola e, allo sbaraglio, ottiene risultati deludenti, mentre il restante 50% si appoggia a istituzioni come Padova Promex e ICE che le supporta, e i risultati non tardano ad arrivare».

Tra gli imprenditori presenti, anche i fondatori di agguerrite aziende italiane che si sono affermate gradualmente a livello mondiale, come Filippo Briani, della Hydrotech Engineering Srl che offre soluzioni davvero innovative per il riciclo e la depurazione dell’acqua. Oppure Fabio Giacomin, della Meat Srl, unica al mondo a produrre portoni sezionali senza molla con inverter. Tutti entusiasti del Sudafrica: «È un paese eccezionale e speriamo di fare affari» dice Ivano Rodighiero della Joseph Egli Italia, altra azienda padovana di impianti di depurazione approdata per la missione in Sudafrica. «La concorrenza in Sudafrica è molto bassa, gli imprenditori locali operano quasi in completo monopolio, quindi riuscire a inserirsi nel mercato è una grossa opportunità. Inoltre il Paese sta iniziando ad occuparsi di aspetti green e di risparmio energetico a noi cari» spiega Piero Carletto, direttore generale di Arneg Argentina.

Non mancano punti critici: «I dazi sono alti, per riuscire a investire qui bisogna diventare competitivi, ma per una azienda di giostre come la nostra è promettente arrivare qui e vedere che in un paese grande cinque volte in più dell’Italia ci sono solo quattro parchi divertimento: ci sono grandi spazi e la popolazione è giovane, per cui speriamo bene» dice Augusto De Santi, export manager della SBF Visa Group, famosa azienda di giostre. Alcuni di questi imprenditori hanno già avviato business in Sudafrica: «Nel recente passato abbiamo posizionato nel mercato sudafricano una parte della gamma prodotti con notevole successo. In questo momento stiamo riproponendoci con nuove referenze, per affermarci ulteriormente come produttore italiano qualificato» dice Alberto Noventa, marketing manager della Agrex, produttrice di macchine agricole. Stessa cosa per Enrico Baruffato, 45 anni, international sales manager della Welding Wire Machineries, azienda di macchine per la produzione di filo per saldature: «Ho già fatto affari qui in Sudafrica, è un paese ricco di opportunità e di contraddizioni, dovute al suo contesto storico particolare. Ci vorranno generazioni per liberarlo del tutto dall’eredità dell’apartheid».

E c’è chi sostiene che dal Sudafrica abbiamo anche tanto da imparare: «I sudafricani sono molto attenti e curiosi rispetto alle novità che presentiamo, ma hanno anche da insegnarci» dice Ugo Pelosin, export sales manager della Sirca, industria di resine e vernici. Conferma Michael Creighton, Head of SACE SpA, Sub Saharan Africa: «Queste occasioni business sono anche momenti di scambio culturale e professionale. Il nostro paese ha per esempio da imparare dal made in Italy e dall’Italian way di  fare business: in particolare riuscire ad avviare tante piccole e medie imprese, come fanno gli imprenditori italiani, ci aiuterebbe a ridurre il tasso di disoccupazione. Inoltre l’Italia è al top nel campo dell’ingegneria e produzione di macchinari e potrebbe essere utile creare una linea diretta con il nostro paese per questo settore. D’altro canto noi potremmo essere di esempio per l’Italia riguardo ai tassi di crescita: il tasso di crescita in Italia è molto basso, mentre nel nostro Paese è alto e questo significa più dinamicità e più opportunità di mercato» conclude Creighton.

Per approfondimenti: www.pd-promex.it, www.ice.gov.it, oppure www.italcham.co.za

soweto_soc_fans_6.jpgMy Dog ate my blog is an interesting way of e-learning, in this case based in Usa. Its writers noticed Go2010!, and asked us to try writing something about our topics…they’re welcome, and so the one below is their first post, signed by Jeff Norman, a guest blogger for My Dog Ate My Blog, and a writer on earning your online psychology degree for the Guide to Online Schools.’

 

Spain garnered the majority of press headlines from the FIFA World Cup tournament that took place last year. And for good reason — the Spaniards’ victory in the championship round was the country’s first ever World Cup win. Spain’s great finish also unfortunately marked a metaphorical dimmimg of the spotlight on the country that hosted their success, South Africa. Johannesburg, diamonds, apartheid, and Nelson Mandela being South Africa’s primary keywords, some might feel that the country’s decision to host this massive event did little to alter the world’s perception of the nation. The fact that this was the first WC ever to take place in S.A., in all of Africa for that matter, remains the most salient detail of South Africa’s 2010. This article looks to shine a light on what is new and what is of import in South Africa, nearly a twelvemonth after its inaugural World Cup hosting.

 

Let’s commence with that beautiful sounding instrument that melodicized its way into millions of international hearts, the vuvuzela (note sarcasm). Any adoration of this loud and obnoxious horn-like sounder seems to have remained in South Africa. Still, the fans of many countries took to the vuvuzela as a way of making it known that their team loyalty was, well, loud. Vuvuzelas stateside successfully made their way into the zeitgeist, landing appearances on nearly every nightly news broadcast and even a comic stint on Saturday Night Live. It might not be the most glamorous way for Johannesburg to slip into Americana, but it’s for sure an indelible one.

 

The people of South Africa took full advantage of exposure the World Cup inevitably brought on. Superstar siren Shakira composed one of YouTube’s biggest sensations in its history, with her effervescent tournament theme “Waka Waka.” The song’s styling and video made an attractive vehicle for traditional South African rhythms and dance to export themselves en masse to millions of viewers. But despite the increased attention to S.A.’s culture externally, it also seems that the country’s populace saw the World Cup as an occasion to turn inward as well.

Throughout the matches, the post-apartheid flag could be seen waving with more pride than ever before. All indications seemed to depict a South Africa that had successfully turned its back on the senseless bigotry brought on by apartheid decades prior. Word has it that before this tournament, only black South Africans participated in football with any real verve. Now, after the WC has concluded, citizens of all colors have taken to the patch and made the game their own. This societal shift and sense of freedom can be summarized in one elusive but always popular idea: democracy.

 

Long before the World Cup, Oprah brought South Africa into American popular media, as the country was the location for the uber-powerful figure’s first-ever school. Now it looks as if South Africa, after the games, is schooling the world on what toughness, and togetherness, really mean.

 

  • 0 Comments
  • Filed under: 2010
  • Aiuti contro

    closing-110710.jpg 

    Per una serie di concomitanze, è in atto una specie di fuoco incrociato contro la cosiddetta ’solidarietà internazionale’. Un po’ di cartucce le ha sparate qualche tempo fa Dambysa Moyo, l’economista africana secondo cui è spesso deleterio l’effetto degli aiuti rivolti ai paesi in via di sviluppo, Africa (e Sudafrica) inclusa. E’ per certi versi critica anche la voce di Mohammad Yunus, per il quale gli interventi ‘buoni’ delle imprese o delle comunità internazionali spesso non compensano gli effetti negativi che altre azioni degli stessi soggetti contemporaneamente arrecano alle stesse comunità beneficiarie, o al pianeta in genere.

    Nel 2010 sono arrivati gli strali documentati di Philip Gourevitch e Lina Polman contro le organizzazioni volontarie di soccorso umanitario: il fund rising per sostenerne le attività, dicono, ha finito spesso per alimentare le stesse atrocità che le loro azioni dovrebbero lenire.

    L’argomento è troppo complesso e sfaccettato per farne giustizia con le poche righe di un post. Nell’esperienza personale di chi scrive qui, effettivamente, si è affacciato più volte un sospetto: quello che certe organizzazioni no-profit dispensino immagini pietose più per meri obiettivi di raccolta che per altro. Ed è proprio l’esperienza personale che, nel tempo, ci ha indotto prima a restringere l’attenzione alle sole organizzazioni in grado di documentare in modo attendibile la loro attività, e più di recente a guardare con attenzioni più alle iniziative di business sociale che non a quelle delle Ong; anche se al momento, da questo punto di vista sia le une che le altre restano sotto osservazione.

    Detto questo, sarebbe ingiusto dimenticare come a tutt’oggi il mondo del no-profit rilanci storie esemplari, in grado come poche di seminare ancora fiducia per il futuro. Una di queste recentemente è arrivata dal Sudafrica, ed è con questa che vogliamo prender spunto per augurarci di dare seguito alle spinte positive dell’anno che sta finendo. It’s time to go, now. Let’s go 2011!

  • 0 Comments
  • Filed under: 2010, business, society
  • Time to stop helping?

    shak_110710.jpgDambysa Moyo says to help african nations has been often a bad remedy. Mohammad Yunus warns about profit companies who make charities. Recently, a new book from reporter Linda Polman affirmed that expeditions of Red Cross and other international rescue organizations have been sometimes corrupted by war contestants.

    It doesn’t sound so good for international solidarity, in these days. And it’s not so easy to say in a few words if we agree or not with these points of view. It could be wrong to affirm that any no-profit organization is wasting moneys, and it could be wrong too to say that everyone’s good. We are monitoring some of them: anyway, we’d like to close this very special year for Southafrica with a positive example.

    And now, it’s already time to Go2011.

  • 1 Comment
  • Filed under: 2010, business, society
  • I maestri del design italiano al servizio del Sudafrica

    da Johannesburg

    designer-italiani1.jpg Il made in Italy nel mondo. Tre grandi maestri della creazione italiana protagonisti della Masterclass di Johannesburg “The heArt of the italian design”. Lo scorso 14 ottobre, presso la suggestiva Turbine Hall, attorniati da un grande gruppo di interior designer sudafricani e imprenditori italiani, i designer Carlo Colombo, Simone Micheli e Massimo Papiri, hanno raccontato come lavorano, come disegnano e scelgono di distribuire gli spazi. «Vedo sempre prima tutto in sogno. Quando mi commissionano un lavoro entro nello spazio e, mentre la persona mi parla e descrive i suoi bisogni più profondi, ho delle visioni. Mi appare nella mente come devo organizzare gli spazi. Devo però essere rapido e disegnare tutto molto velocemente» ha raccontato per esempio Simone Micheli, professore di Design al Politecnico di Milano.
    Curiosi ed esperti del settore hanno rivolto  domande e chiesto consigli. «I designer sudafricani devono prima di tutto riuscire a costruirsi una loro identità. Siamo qui per parlare del made in Italy, sperando che i nostri lavori possano ispirarli nella loro ricerca artistica» spiegano Massimo Papiri, maestro di architettura, e Carlo Colombo, che lavora per diverse aziende famose tra cui Poliform, Antonio Lupi e Arflex.
    «Con questo incontro abbiamo raggiunto il nostro obiettivo: presentare le eccellenze della produzione architettonica italiana qui in Sudafrica» ha dichiarato Giampaolo Bruno, direttore dell’ICE, Istituto Nazionale per il Commercio Estero in Sudafrica. «Vorremmo sensibilizzare le imprese italiane a investire in questo mercato, ad ampliare la loro offerta. E i dati recenti di cui disponiamo sono molto positivi: i recenti mondiali hanno aumentato l’interesse per questo paese».    

    Figures to archive

    Some figures after to archive the cup: Nine out of 10 foreign visitors in South Africa will recommend the country to family and friends as an ideal holiday destination, according to a survey released recently, who interviewed 722 tourists (Sport 24); 85 out of 100 southafricans are positive about the future after the WC (survey of 400 inhabitans, Sport 24); just under 1000 crimes were reported in and around the country’s stadiums on match days, and some 1788 crimes in the fan parks gathered by 1,2 million fans (Iol): R9bn the boost given to the economy by the cup (Pretoria news).

  • 0 Comments
  • Filed under: 2010, society
  • La coppa in numeri

    Un po’ di numeri a consuntivo: il 90 per cento dei 722 turisti intervistati durante il loro soggiorno ‘mondiale’ in Sudafrica ha detto che consiglierà amici e conoscenti di visitare il paese (Sport 24). L’85 per cento dei 400 sudafricani intervistati dopo la fine dei mondiali ha dato un giudizio positivo sull’evento (Sport 24). meno di 1000 i reati commessi dentro e intorno agli stadi durante la coppa, 1788 nei ‘fan parks’ frequentati da 1,2 milioni di persone (iol). 9 miliardi di rand il valore aggiunto dell’evento per l’economia locale (Pretoria news).

  • 0 Comments
  • Filed under: 2010, society