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Archive for April, 2011

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C’è anche un ristorante sudafricano tra i primi 50 al mondo. Almeno stando alla graduatoria dei 50 “best” annualmente stilata da San Pellegrino, e resa nota per il 2011 due giorni fa a Londra. Il superstellato del sudafrica è “Le quartier francais”, paradiso di natura e sapori sperduto nel Western Cape, dove la chef olandese Margot Janse cucina piatti d’ispirazione locale o namibiana, possibilmente utilizzando ingredienti del proprio orto. Per la verità il ristorante appare in lieve calo: la graduatoria quest’anno lo piazza al 36° posto, 3 più in basso rispetto al 2010. E gli italiani? Nei primi 50 figurano in 6, uno in più (Cracco, Milano) rispetto all’anno prima; alcuni in salita, altri stabili o in discesa. Tra i top 50 non figurano i 3 ristoranti italiani localizzati in Sudafrica che figurano tra i “certificati” del premio ospitalità italiana – ristoranti nel mondo. Ma domani, chissà…

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  • One SA restaurant has been included in San pellegrino world’s 50 best restaurants, as showed some nights ago in London. We’re talking about “Le quartier francais”, a nature & flavours’ paradise located in Western cape, where dutch born chef Margot Janse usually cooks local meals. Le quartier appears 36th in the ranking, three places down than in 2010. Six italian restaurants have been included too in the top list (in 2010 they were five); none of them is one of the three certified by “italian hospitality in the world prize”. But the could make it in the future, maybe.

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  • E i Brics ci tiran la giacchetta

    Nelo stesso giorno in cui il Coface (società francese di assicurazioni commerciali) presentava un rapporto-Africa che la metteva in secondo piano rispetto a paesi come Botswana e Namibia, Il Sudafrica ha debuttato ufficialmente tra i Brics, il club delle quattro economie più emergenti - Cina, India, Russia, Brasile – che un anno fa decisero di invitare tra loro il battistrada africano. Non solo: la voce di Pretoria a Shangai, sede del vertice, non ha evitato di accodarsi al sermone di diritto internazionale che gli altri quattro hanno rivolto a chi sta bombardando la Libia, benché almeno due di essi (Cina, Russia) non abbiano esattamente la coscienza pulita in fatto di libertà individuali. D’altronde se è vero che nel 2010 questi 5 paesi hanno contributo al 60 del Pil mondiale, circa la metà è arrivato dalla sola Cina, e il gigante ex rosso ha avuto buon gioco sia nell’invitare il Sudafrica nel gruppo, sia nel dettare l’andatura adesso. A ragione o a torto, un dato oggettivo in più per considerare di questi tempi sempre più piccola e marginale l’Europa. E, ancor più piccola in essa, l’Italia.

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  • Meanwhile french trade insurance company Coface showed an African Report where Botswana or Namibia performed better than it, Southafrica got for the first time into the Brics, the most emerngi markets club originally composed by China, Russia, India and Brazil, who invited last year SA to take part. In Shangai, where the meeting is taking place, Brics made a critical statement towards nations who currently are bombing over Libia, even if almost some of them (China and Russia) are not so remarkable about human rights. But 5 brics last year produced 60 per cent of global GRP, half of it mad by China on its own; that’s probably why formed “red giant’ has ben so able in invitng SA among the Bric, and in leading the group now. You can like it or not, but that’s a matter of fact, as true as the dropping role of Europe, and especially of Italy, in these times.

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  • ice-e-promex.jpgJohannesburg- Sono imprenditori italiani di prestigiose aziende, arrivano da Padova e il loro coro è all’unisono: il Sudafrica è un paese con un mercato in crescita e su cui puntare. «Ci teniamo a promuovere qui il made in Italy, il Sudafrica offre grosse opportunità, è un trampolino per tutti i paesi dell’Africa» dice Andrea Roncato, 30 anni, export manager della Valigeria Roncato Spa, unica azienda a produrre valigeria italiana. «È la prima volta che visito il Sudafrica e mi aspettavo sinceramente un paese del terzo mondo, invece è un paese all’avanguardia» aggiunge Marica Tronchin, 30 anni, export manager della Bosca Arredi.

    Lo spunto per confrontarsi sulle opportunità di business che offre il Sudafrica è la serata che si è tenuta lo scorso lunedì 4 aprile a Johannesburg per inaugurare la missione organizzata da Padova Promex, Azienda Speciale della CCIAA di Padova, dall’Istituto nazionale per il Commercio Estero di Johannesburg e dalla Camera di Commercio italosudafricana: «È un vero orgoglio per noi avervi qui- ha introdotto l’ambasciatore italiano Elio Menzione- Padova è una città meravigliosa, vitale e ricca di imprenditorialità. E la vostra presenza rende anche omaggio al mio predecessore, l’ambasciatore Alessandro Cevese, anch’egli padovano, purtropppo scomparso». Pronto il ringraziamento di Malvina Cerantola, project & business development manager di Padova Promex: «Visti i risultati nel 2007, nella nostra prima missione con l’Ice, abbiamo deciso di mandare nuovi imprenditori in Sudafrica, certi di replicare il successo». Le fa eco Sergio La Verghetta, direttore dell’Ice di Johannesburg: «Siamo orgogliosi di ospitare per la seconda volta Padova  Promex e gli imprenditori padovani. Il Sudafrica è un paese lontano dall’Italia, ci vuole determinazione per prendere un aereo e arrivare qui. Ma siamo certi che nasceranno anche questa volta sinergie vincenti. Del resto le statistiche parlano chiaro: su 100 aziende che cercano di farsi strada all’estero, il 50% parte da sola e, allo sbaraglio, ottiene risultati deludenti, mentre il restante 50% si appoggia a istituzioni come Padova Promex e ICE che le supporta, e i risultati non tardano ad arrivare».

    Tra gli imprenditori presenti, anche i fondatori di agguerrite aziende italiane che si sono affermate gradualmente a livello mondiale, come Filippo Briani, della Hydrotech Engineering Srl che offre soluzioni davvero innovative per il riciclo e la depurazione dell’acqua. Oppure Fabio Giacomin, della Meat Srl, unica al mondo a produrre portoni sezionali senza molla con inverter. Tutti entusiasti del Sudafrica: «È un paese eccezionale e speriamo di fare affari» dice Ivano Rodighiero della Joseph Egli Italia, altra azienda padovana di impianti di depurazione approdata per la missione in Sudafrica. «La concorrenza in Sudafrica è molto bassa, gli imprenditori locali operano quasi in completo monopolio, quindi riuscire a inserirsi nel mercato è una grossa opportunità. Inoltre il Paese sta iniziando ad occuparsi di aspetti green e di risparmio energetico a noi cari» spiega Piero Carletto, direttore generale di Arneg Argentina.

    Non mancano punti critici: «I dazi sono alti, per riuscire a investire qui bisogna diventare competitivi, ma per una azienda di giostre come la nostra è promettente arrivare qui e vedere che in un paese grande cinque volte in più dell’Italia ci sono solo quattro parchi divertimento: ci sono grandi spazi e la popolazione è giovane, per cui speriamo bene» dice Augusto De Santi, export manager della SBF Visa Group, famosa azienda di giostre. Alcuni di questi imprenditori hanno già avviato business in Sudafrica: «Nel recente passato abbiamo posizionato nel mercato sudafricano una parte della gamma prodotti con notevole successo. In questo momento stiamo riproponendoci con nuove referenze, per affermarci ulteriormente come produttore italiano qualificato» dice Alberto Noventa, marketing manager della Agrex, produttrice di macchine agricole. Stessa cosa per Enrico Baruffato, 45 anni, international sales manager della Welding Wire Machineries, azienda di macchine per la produzione di filo per saldature: «Ho già fatto affari qui in Sudafrica, è un paese ricco di opportunità e di contraddizioni, dovute al suo contesto storico particolare. Ci vorranno generazioni per liberarlo del tutto dall’eredità dell’apartheid».

    E c’è chi sostiene che dal Sudafrica abbiamo anche tanto da imparare: «I sudafricani sono molto attenti e curiosi rispetto alle novità che presentiamo, ma hanno anche da insegnarci» dice Ugo Pelosin, export sales manager della Sirca, industria di resine e vernici. Conferma Michael Creighton, Head of SACE SpA, Sub Saharan Africa: «Queste occasioni business sono anche momenti di scambio culturale e professionale. Il nostro paese ha per esempio da imparare dal made in Italy e dall’Italian way di  fare business: in particolare riuscire ad avviare tante piccole e medie imprese, come fanno gli imprenditori italiani, ci aiuterebbe a ridurre il tasso di disoccupazione. Inoltre l’Italia è al top nel campo dell’ingegneria e produzione di macchinari e potrebbe essere utile creare una linea diretta con il nostro paese per questo settore. D’altro canto noi potremmo essere di esempio per l’Italia riguardo ai tassi di crescita: il tasso di crescita in Italia è molto basso, mentre nel nostro Paese è alto e questo significa più dinamicità e più opportunità di mercato» conclude Creighton.

    Per approfondimenti: www.pd-promex.it, www.ice.gov.it, oppure www.italcham.co.za