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Archive for February, 2013

Metafore senza (bisogno di) sentenza

Su cosa sia successo il 24 febbraio di quest’anno a casa Pistorius non c’è alcuna certezza, e forse non ci sarà mai; il processo è appena iniziato, aspettiamo con fiducia che faccia il suo corso. Al di là di questo esito, la vicenda si presta a varie metafore, e molti ci hanno provato già in questi giorni. Mi ha colpito il parallelo fatto dal Mail & Guardian, per cui il caso Pistorius è l’emblema di una società, di una nazione forse troppo frettolosamente pigiata a forza nel cliché di un lieto fine della (brutta) storia che aveva alle spalle, con spaventosi effetti collaterali quali ad esempio ‘la militarizzazione’ delle civili abitazioni in proporzione al loro lusso, e la fobia dei loro proprietari verso un crimine diffuso che, dati alla mano, finisce invece per colpire soprattutto chi di lusso ne ha ben poco.

Questa drammatica e verosimile metafora del Sudafrica mi si para davanti agli occhi nello stesso periodo in cui la città in cui vivo è (quasi improvvisamente) presa a metafora negativa delle piaghe italiane. C’è tanto da fare, ancora, per rendere questo mondo un po’ meno brutale. Tanto da fare, tanto da fare, tanto da fare…

Nations, symbols and trials

We don’t know the truth, about Pistorius‘ St. Valentine murder, and maybe we’ll never know it. Trial’s just begun, we’ve to wait and trust in SA justice. But apart from waiting for it, the situation is useful to make some methapors as many opinion makers already did last days. I’ve been very impressed by a on the Mail &Guardian, who drawn Pistorius case as a symbol of a nation too quickly pressed in an happy ending scene for its recent history,

My eyes are facing this dramatic methapor of Southafrica meamwhile the city where I life is the symbol of the worst bad habits in contemporary Italy. There’s still so much work to do to make this world a little better. So much work to do, so much, so much.

times-venice-carnival300.jpgIn una domenica d’inizio febbraio, dopo giorni in cui l’Italia è sembrata sempre più un grande ballo in maschera (al casinò) anziché una società civile, dà un certo sollievo vederla sulla prima pagina dei giornali sudafricani (the Times, nel caso specifico) non per polemiche elettorali o per gli scandali finanziari, bensì per il volo dell’angelo, carnevalesco rito di piazza San Marco a Venezia. Viceversa, il paese arcobaleno è rimbalzato in questi giorni sui media italiani per l’exploit della nazionale di calcio in Coppa d’Africa. E per una di quelle classiche notizie che si presta ad esser definita sia buona che cattiva. Valori, il magazine del Terzo settore ha dato risalto alla scelta di Patrice Motsepe, un uomo il cui patrimonio stimato pare essere l’ottavo più grande nel continente africano, e il primo del Sudafrica. L’uomo ha dichiarato di voler seguire la strada avviata da Bill Gates, annunciando la devoluzione di metà della sua immensa ricchezza (2,5 miliardi di dollari) ad una fondazione benefica che dovrebbe sostenere, stando alla dichiarazione della moglie, i portatori di handicap, i disoccupati, le donne, i giovani e gli operai.

Motsepe non è il primo ad annunciare grandi opere filantropiche in Sudafrica, se si pensa a quanto avviato pochi anni fa dall’anchorwoman americana Oprah Winprey nel campo dell’istruzione. Probabilmente non sarà l’ultimo, e qui sta la premessa del lato buono della notizia, destinato ad essere apprezzato soprattutto da chi materialmente ne beneficerà, quando questo accadrà. Sempre meglio i ricconi che pensano anche agli altri, rispetto a quelli totalmente egoisti; certo è un mondo in cui questi gesti facessero meno notizia sarebbe da preferire, soprattutto se ciò significasse l’aver attenuato lo squilibrio tra troppo ricchi e troppo poveri. Tutto questo, purtroppo, e ancora molto di là da venire. E a farne le spese, sempre di più, sono anche quelli che stanno nel mezzo.

Thanks Patrice, but…

Valori, an italian newsmagazine focused on No-profit organizations, underlined last tuesday the ’step ahead” of Mr. Patrice Motsepe, the southafrican richest man who announced the donation of half of his possessions to charity initiatives, like other rich persons in the world (Bill Gates, Oprah Winprey) did last years. To my ears, it sounds like the classical bittersweet news. We’ve to appreciate men or women who own much more than what they need to live and decide to share it wtih someone who needs quite everything. But on the other side, It’s probably banal to notice how we’d prefer a world where the distance between richest and poorest ones is getting shorter and shortes, so to make insignificant this kind of news. This world is still so far to come; and even people in the middle side (nor rich neither poor) are suffering it every day a little more, at least in the so-called ‘developped word’.