sat-000-0289g.jpgCapita che hai bisogno di dati recenti sui flussi di turisti italiani in Sudafrica. Non hai ancora completato la frase sulla barra di ricerca del motore, che già Google ti restituisce una pagina interna di risultati: “boom di Italiani in Sudafrica” è il tenore ricorrente nella sfilza che occorrenze che l’ufficio stampa italiano di Southafrica Tourism è riuscito a propiziare lo scorso gennaio, valorizzando il +14 per cento riportato nel 2012 sul 2011. Ora, per completare la ricerca, hai bisogno del dato inverso: cerchi e ricerchi ma né la versione italiana tantomeno quella sudafricana di Google ti concedono un dato compiuto sugli arrivi di sudafricani in Italia lo scorso anno. Né più successo ti assicura lo scandaglio del sito Enit, l’ente governativo del turismo italiano (sulla cui interfaccia.. sorvoliamo). Dopo pagine e pagine sul motore, riusciamo a scovare un dato fresco relativo al Veneto: + 9 % per cento di turisti sudafricani lo scorso anno tra Venezia, Verona e dintorni.

Eppure il 9 per cento di crescita non è un dato da buttare via, in quest’Italia senza testa di questi tempi: hai visto mai che il Sudafrica è un potenziale turistico sul quale puntare. Facciamo allora un altro confronto: sul Google italiano digitiamo “turismo sudafrica” ed in prima posizione (escluse quelle a pagamento) esce subito southafrica.net, ovvero la “faccia italiana” dell’ente turistico sudafricano. Si tratta di un sito messo su e aggiornato appositamente per il mercato italiano, cosa che in senso in verso non esiste: digitando “tourism italy” sul Google sudafricano esce sì la versione inglese di italia.it, ma l’interfaccia è tutt’altro che personalizzata sul turista che stiamo considerando. 

Insomma, se cercavamo dati e – soprattutto – conforto sull’attrattività del nostro Paese, oggi non li abbiamo trovati. Un altro giorno italiano ben poco orientato al futuro se ne è andato via, ed una volta di più ti chiedi quanto questo grigio ‘mood’ deve ancora durare, se non peggiorare.

Poi, magari, ti imbatti nella vicenda di Kayamandi, uno shack village dello Stellenbosch. Dove a metà marzo qualche migliaio di persone ha visto andare in fumo nel giro di pochi minuti la propria ‘reggia’ fatta di latta e legno. Leggi dell’operosità, se non addirittura del sorriso, con cui questa gente dopo poche ore aveva già cominciato a rimetter su le pareti della loro magra esistenza. Leggi, e realizzi che a testimoniarlo è una penna italiana. Allora capisci che, almeno un po’, devi sdrammatizzare le tue ‘angosce’. E lo fai, un altro giorno ancora.