Ogni mattina ricevono in media quindici persone in ambulatorio. E altrettante (o poco meno) al centro di accoglienza. Più di dieci persone al giorno, inoltre, effettuano qui un test HIV o tubercolosi.

Siamo alla Casa del Sorriso, una struttura inaugurata nel maggio del 2007 a Cape Town, per servire cittadini (soprattutto donne e bambini) delle townships di Philippi, Khayelitsha e adiacenti. L’hanno realizzata l’Ong italiana Cesvi e Sizakuyenza, partner locale individuato per operare sul posto. con il sostegno di Mediamarket. Il Cesvi ha iniziato ad operare in Sudafrica nel 2001 per la prevenzione dalla diffusione dell’Aids; dopo un po’ di tempo, ha corretto il tiro constatando come la prevenzione senza la protezione delle persone più vulnerabili non sarebbe stata efficace.

Obiettivo delle iniziative è diventato quindi quello di aiutare donne e minori in difficoltà per abusi, percosse o violenze subite da familiari o da persone spesso in preda all’alcolismo. Per riuscirci, vengono sostenute sia la mobilitazione sociale (attraverso gruppi di risparmio), sia la fornitura di alcuni servizi. A questi contribuisce in modo importante dal 2007 la Casa del Sorriso. La struttura ospita temporaneamente donne che scelgono di abbandonare l’abitazione nella quale subiscono abusi continui, si svolgono attività di formazione e di assistenza medica, mentre molti dei servizi di cui le ospiti possono avere bisogno sono forniti da enti esterni ai quali le donne sono accompagnate. Donne e bambini possono fermarsi pochi giorni, che spesso corrispondono al fine settimana, quando cioè il rischio di violenze aumenta; oppure un periodo di recupero di alcuni mesi, al termine del quale possono essere trasferite in in piccole abitazioni di comunità, dove le donne possano rientrare nella vita di township con l’intermediazione e la protezione dei gruppi di supporto comunitari. La prima donna accolta presso la Casa, oggi lavora come collaboratrice domestica. Alcune delle donne attualmente ospiti della Casa e alcune che ne sono appena uscite, sono coinvolte in piccoli impieghi stipendiati di inscatolamento vegetali. Attualmente, secondo i dati Cesvi, la Casa del sorriso ospita 16 donne e 21 bambini. Accanto a questo impegno c’è quello dei Saving groups; ne parleremo prossimamente.