tobm-newlogo.pngIl Comune di Milano destina questa estate lo spazio espositivo del PAC ad un a retrospettiva multimediale sul Sudafrica intitolata “The rise and fall of Apartheid- phography and bureacracy of everyday life”. Non ho visitato fin qui la mostra (c’è tempo fino al 15 settembre 2013) ma le critiche di settore sembrano piuttosto buone, ed è certo una cosa positiva che chi ha i mezzi per farlo in Italia si dedichi a “mostrare l’apartheid per conservarne la memoria, senza banalizzare l’indicibile” per dirla con le parole di Art tribune.

Meriterebbe dare anche un po’ di risalto a quanto (di buono, magari) è stato fatto laggiù anche dopo il 1994. A Parigi, contemporaneamente, la mostra My Joburg alla Maison rouge sta mostrando (fino al 22/9) le recenti trasformazioni di Johannesburg, esponendo le opere di 40 artisti sudafricani.

Un occhio attento lo meriterebbe anche Cape town, e le sue singolari innovazioni. Quella dell’Old biscuit mill, ad esempio, una ex fabbrica alimentare riconvertita da alcuni anni a spazio di creative co-working, animato da designer di tendenza, artigiani della ceramica o del vetro, architetti, creatori di primizie gastronomiche. Vanta già una certa fama da mèta turistica a la page, nel mondo anglosassone, in virtù del food market che vi si tiene ogni sabato mattina, capace di attrarre folle di clienti talvolta pure eccessive.

L’idea di dar vita a spazi dove mostrare forme espressive eterogenee, e dove far ‘risiedere’ persone capaci di creare, mi è sembrata lodevole sin dalla prima volta che visitai il Beaubourg a Parigi. La scelta di riconvertire in questo senso luoghi di archeologia industriale non è certo inedita, ma vederla realizzata all’estremo capo dell’Africa mi lascia oggi una sensazione bittersweet, pensando a certe realtà ‘nostrane’ che avrebbero potuto fare altrettanto, e non l’hanno fatto.

Intanto, grazie all’Ansa che mi ha fatto scoprire l’Old biscuit qualche settimana fa, e a Fabrizio Marta, autore del blog Rotellando che l’ha recensito giusto ieri, dopo averlo ‘toccato con mano (e ruote)’ .