cavour_2012.jpgForse sarà contento chi per una vita ha predicato di “mettere i fiori nei vostri cannoni”. La balistica non sarà esattamente floreale, ma al posto delle palle esplosive ci saranno piuttosto fibre ottiche, mobili, cioccolatini. La prossima settimana, dal porto di Civitavecchia, una portaerei della marina militare italiana salperà alla volta dell’Africa, per una missione destinata a fare ritorno in patria (a Taranto, per l’esattezza) solo tra 5 mesi. E’ il “Sistema paese in movimento”, questo il titolo del tragitto che vedrà la nave Cavour attraccare in 20 paesi (tra cui il Sudafrica con due tappe, Durban e Cape Town, nella prima decade di febbraio 2014). Non sarà un’esercitazione militare: la portaerei viene trasformata in una sorta di mega-torpedone commerciale da 20 milioni di euro (13 coperti da sponsors, 7 per gli stipendi dei militari, ha spiegato il Ministro della Difesa), che vedrà alternarsi emissari di grandi aziende italiane nel rappresentare il made in Italy presso mercati da aprire o valorizzare.

Insomma, in tempo di pace gli strumenti di guerra vengono riconvertiti ad usi ben più civili. In realtà, a ben guardare, questa sembra la classica notizia-bicchiere: mezzo pieno e mezzo vuoto, a seconda di come lo si guarda. E’ lapalissiano quanto vero ribadire che è molto meglio usare le portaerei così, che per sferrare attacchi colonialistici, come un tempo – ahinoi – l’Italia ha pure tentato di fare in quel continente. Tuttavia, è difficile anche controbattere chi osserva che meglio sarebbe, per un paese come l’Italia, disinvestire le spese militari, piuttosto che metter sù operazioni che sanno di make-up. E se poi andiamo a vedere che tra le aziende che andranno in missioni ce ne sono alcune che producono strumenti di guerra, forse il cerchio si chiude. O quantomeno, non siamo certo ancora ai fiori dentro i cannoni.  

 (Immagine: portaerei Cavour, da marina.difesa.it)