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Mandare i figli in maneggio, ad imparare a cavalcare come pure a sellare, lavare, strigliare i cavalli: un tempo capitava spesso tra le famiglie di campagna, molto meno per quelle di città. Oggi è più probabile il contrario, ed in generale è molto meno ‘esotico’ per un bambino italiano avere a che fare con un cavallo. Ma con un elefante?

Ebbene sì, capita anche questo. A Madikwe, riserva naturale – malaria free – del Sudafrica settentrionale. E’ l’”elephant whispering”, un soggiorno  - anche prolungato, se si hanno i mezzi – durante il quale adulti e giovanissimi beneficiano della filantropia dei proprietari di Seasons in Africa, amanti degli animali al punto da ricreare un centro in cui gli ospiti, assistiti da personale specializzato, interagiscono con pachidermi di varia taglia nelle diverse fasi della giornata; rispetto al cavallo, si rinuncia giocoforza solo al galoppo. Seasons in Africa è una catena alberghiera…bidirezionale: da una parte game lodge di lusso dislocati nella savana, dall’altra hotel ‘urbani’, nelle principali metropoli del paese.

A Castelmonastero ne ha parlato Controvento, società bergamasca di marketing. O meglio:  a farlo è stato il suo front man Ferruccio, giovane nei modi e nel look a dispetto della sua lunga miltanza. “Nel 1989 decisi che la parte più a sud dell’Africa sarebbe stato il mio bound per la vita” racconta; lo ha fatto prima per conto terzi, dal 2004 fondando la sua creatura travel, che oltre a Seasons ‘vende’ in Italia Grootbos (riserva naturale a due ore da Cape town) e African Secrets, tre strutture sparse tra Sabi sand. Madikwe e Città del capo. “Il Sudafrica è la meta ideale per chi si sposa” ha detto in convention, con un tono tutt’altro che da frase fatta: “la vita coniugale è fatta di compromessi, ciò che offre questo paese è l’ideale per tener conto delle preferenze anche molto diverse di marito e moglie. Almeno per il tempo del viaggio di nozze”.

Poco dopo quello di Ferruccio, l’intervento di Chelsea ha sottolineato in modo altrettanto incisivo il valore degli animali per la ricettività sudafricana. Chelsea era il volto di Aquila, una private game reserve il cui nome deriva dalle aquile nere in via di estinzione che resistono nei 7500 di terreno. Ad Aquila, due ore a nord di Cape town, i Big 5 coesistono con un impegno che appare tutt’altro che di facciata per la salvaguardia della fauna, e che prende l’acronimo di ARC, centro di soccorso e tutela degli animali (leoni, leopardi, ghepardi in particolare), aperto alle visite di chi soggiorna nella struttura di rimpetto. Non solo: stando a quanto testimoniato dalla giovane sudafricana, questa realtà coniuga sostenibilità e sviluppo economico diffuso, se è vero che da 15 anni da lavoro a 400 persone, e che meno di un mese fa ha ottenuto il Lilizela Imwelo Award, un riconoscimento riservato ha chi raggiunge lo sviluppo più ampio nell’industria turistica sudafricana. Forse non a caso si è presentata agli agenti italiani con un fiammante pieghevole interamente tradotto, mentre il website di Aquila è disponibile in ben sette lingue.

(immagine da seasonsinafrica.com)