marais.pngGli ultimi giorni del 2014 in Italia sono pieni di uomini e donne portatori d’angoscia. Non necessariamente li incontriamo ogni giorno per la strada o al lavoro; ma se non lì, ci accade probabilmente quando accendiamo un qualsiasi mezzo di comunicazione per sentire “che succede”. E’ stato così per tutto l’anno, è così anche in questo scorcio finale.

Ma non c’è solo il marcio, e se ce ne dimentichiamo finiamo per rendere il nostro habitat ancora peggiore di quello che è. L’Italia del 2014 è il Paese di Veronica Panarello (se la giustizia la confermerà come assassina di suo figlio), ma è anche la nazione di Fabiola Gianotti e di Samantha Cristoforetti, giusto per fare due nomi. Non esaltano folle da stadio o da reality show, ma che pure sono state capaci di mettere a segno due record: la prima donna alla guida del Cern, forse il più prestigioso centro di ricerca al mondo, in questo momento; e la prima donna italiana ad andare nello spazio.

Seguo astrosamantha’ da un po’ di mesi su twitter, e sono piacevolmente meravigliato della leggerezza con cui alterna frasi scientifiche, citazioni musicali e concentrazione per un impegno che non è esattamente banale. Magari un giorno scoprirò di lei qualcosa che mi lascia perplesso (spero di no), ma a tutt’oggi mi piace leggere nella sua esperienza un esempio concreto quanto raro – in questi tempi – di proiezione verso un futuro migliore per la nostra specie.

Da poco ho scoperto con piacere che anche in Sudafrica c’è chi si muove in questa direzione. Ci sono 19 persone in lizza per il progetto “Marte uno”: è una delle iniziative private attualmente in corsa per portare l’uomo sul pianeta rosso, secondo i piani a partire dal 2024, quando dovrebbero cominciare i primi viaggi a gruppi di 4 persone. Tra queste c’è Adriana Marais, una giovane laureata in fisica quantistica, che è si è detta disposta a prendere un biglietto di sola andata per lo spazio. Una volta partiti, i ‘marziani terrestri’ dovranno fare tutto da sé: l’avanzamento tecnologico potrebbe forse permetter loro anche di tornare, ma non è detto che ciò succeda.

A chi le chiede ‘perché farlo?’, Adriana risponde “sono sudafricana, noi siamo pionieri da sempre. Per me andare su Marte significa poter contribuire a rispondere alla domanda più importante: cos’è la vita e se la tecnologia riuscirà a salvarci dall’estinzione. Io sono disposta a terminare la mia esistenza terrestre per essere parte della risposta”.

Da Cristoforo Colombo ai trekkers. Da Samantha ad Adriana. Indietro non si torna, la direzione è segnata. Sperando di percorrerla bene, e in tempo utile.

(immagine da Sagoodnews.co.za)