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Vado in un piccolo e coraggioso esempio di negozio controcorrente, una libreria-caffetteria aperta da qualche mese in una città dove i caduti sul campo del commercio editoriale sono ormai un piccolo esercito.

L’ultima volta che c’ero stato, un paio di mesi fa, la presentazione di un libretto su cibo&cinema (a firma di validi autori di mia conoscenza, peraltro) aveva stipato tra mura antiche più persone di quante ne potessero comodamente contenere. Stavolta no: varcata la soglia del negozio nessun assembramento, e se non fosse per la proiezione di slide che intravedo sullo sfondo direi che forse ho sbagliato giorno. Non è così: davanti a un signore di una certa età, che parla in piedi dentro una giacca che gli sta grande di una taglia, ci sono 6-7 persone. Il confronto con la volta precedente mi sconforta: altro che ricette, qui stasera si parla delle possibilità che ci sia vita fuori dalla terra; e i presenti si contano su una mano.

Per fortuna, qualche altro astante si aggiungerà dopo il mio arrivo, Ma soprattutto, i contenuti dell’illustrazione renderanno piena giustizia alle corse che ho fatto per arrivar sul posto stasera. Ad esporli è il professor Giorgio Bianciardi, docente del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Siena. E’ lui che il penultimo giorno dello scorso anno ha pubblicato (assieme a due colleghi del Cnr, Vincenzo Rizzo e Nicola Cantasano) sull’International Journal of Aeronautical and Space Sciences un articolo che evidenzia il rinvenimento di tracce biologiche fossili sulla superficie di Marte. Si tratta dell’ultimo argomento fin qui emerso a beneficio di chi sostiene l’esistenza di forme di vita sul pianeta rosso:  migliaia di fotogrammi (fortemente ingranditi) scattati sul posto dal rover Opportunity, messi a confronto con altrettante immagini scattate sulla superficie terrestre, hanno permesso ai tre ricercatori di evidenziare l’estrema somiglianza tra stromatoliti e microbialiti terrestri (una specie di corazze costruita da microbi attorno a loro stessi, un po’ come fanno più in grande le chiocciole) e le figure individuate sulle foto marziane.

Bianciardi è tutt’altro che assorbito dalla brama di autolodarsi. La piccola platea finisce a sentir parlare della sua scoperta dopo oltre un’ora di slides ed esposizione orale, in un toscano che a volte si fa simpatico slang (o meglio, vernacolo), con le quali  lo scienziato ripercorre secoli e soprattutto gli ultimi decenni di attenzioni dell’uomo verso Marte. Lo fa con tono preciso ma leggero e appassionante, anche se dal proiettore non escono effetti speciali.

Che su Marte ci sia stata vita (sia pure non umana, né umanoide) Bianciardi ci crede eccome. Ammettendo però che senza ‘pistola fumante’ (ovvero la prova provata) gli scettici non si ricrederanno mai. “La Nasa è tornata ad investire nelle ricerche, affiancandosi all’Esa per un prossimo invio di sonde probabilmente nel 2018-19 – dice – ma penso che per trovare l’evidenza l’uomo dovrà cercarla in prima persona, direttamente sul posto”. Forse grazie proprio alla Nasa, ammesso che i prossimi cinque successori di Obama continuino incessantemente a sostenerla. O più probabilmente, grazie a qualche iniziativa privata.

Bianciardi punta su Elon Musk, poliedrico individuo fuori dal comune, già co-fondatore di Paypal, e fautore della prima città su Marte secondo un progetto che da visionario sta diventando capace di attirare i sostegni della stessa Nasa. Attivo tra il Canada e gli States, Musk è nato in Sudafrica. Come Adriana Marais, di cui ho scritto qualche tempo fa proprio a proposito di Marte: tanto per confermare che…il mondo è piccolo. E che quindi, prima o poi bisognerà prender aria fuori.

(immagine da telusers.com )