Sebbene in misura diversa, Italia e Sudafrica tornano in questi giorni ad avere in comune storie talmente vistose e crude da farti sentire impotente nella ricerca di aggettivi consoni, oltre che di rimedi. Storie di gente che scappa da brutte esistenze, di frontiere, di altra gente che vede le facce nuove come minacce alla propria esistenza, magari già tutt’altro che serena. E poi storie  o – meglio – parole, di gente che non riesce a far seguire fatti utili a tali parole, di giorno in giorno più vuote e retoriche, se non strumentali.

E siccome questo e’ il contesto, ti accorgi che il silenzio e’ freddo, cosi’ come e’ sostanzialmente vana ogni parola detta tanto per lenire il senso di impotenza.

La storia dell’Italia, come quella del Sudafrica, e’ già ricca di storie di gente che va o che viene; in circostanze spesso disperate, anche spesso allietate da epiloghi migliori.  Resto convinto che la storia sia e debba essere maestra di vita: molto più delle reazioni istintive, a volte giustificate (altre no). Mi fermo qui e non aggiungo altro, salvo un pensiero per tutti quelli che per causa di frontiere soffrono o muoiono, ancora, due millenni e oltre D.C..