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Tempi gonfi d’Ubu

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Nei giorni in cui la palla ovale metteva nuovamente di fronte in campo Italia e Sudafrica (con bilancio per gli azzurri ben migliore di quanto pronosticato) i due paesi tornavano ad essere particolarmente vicini anche a teatro. In un bel teatro, peraltro, tra quelli a cui posso dire d’esser più legato, se c’è n’è qualcuno. Alla Pergola di Firenze dal 20 al 22 novembre è andato in scena Ubu and the Truth Commission: non proprio quella che si dice una ‘prima’, dato che questa singolare pièce gira per le scene mondiali da diciassette anni.

Per molti (me compreso) restava cosa ignota, almeno fino a questa occasione. E ora che non lo è più, un po’ di segno lo lascia certamente. Il regista William Kentridge e la sceneggiatrice Jane Taylor per metterlo in scena hanno attinto quasi fedelmente ad un testo di Alfred Janry datato 1896: ma la vicenda dal ‘97 in poi si snoda nel Sudafrica dell’immediato post-apartheid. Il protagonista, ex strumento-aguzzino di potere, si trova a interrogarsi sul da farsi al cospetto della Commissione per la riconciliazione e verità che si insediò dopo il ‘95. I suoi dilemmi e le vicende che vi ruotano intorno oscillano tra il grottesco e il satirico, coinvolgendo il pubblico grazie ad ‘armi’ non convenzionali, e molto efficaci: le animazioni che si affacciano sullo sfondo, i pupazzi animati dalla Handspring puppet company di Cape town.

Le recensioni a firma di chi lo aveva già visto in passato denotano per questa rappresentazione un po’ di ’segni del tempo’, senza che questo attenui l’estrema sua attualità. “Lo spettacolo è lo stesso del ‘97, non c’era motivo per cambiarlo. Credo che ogni paese abbia nella sua storia una vergogna che merita una commissione: in Italia, ad esempio, l’aiuto della Chiesa ai criminali nazisti” ha detto alla stampa locale Kentridge. Quanto è vero, purtroppo. E non di una, ma di quante commissioni avrebbe bisogno questo nostro tempo quotidiano.

(immagine Fondazione Teatro Pergola)

Little big woman

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Nadine Gordimer flew away Yesterday.

Her words, her life, her message are something we’d keep in mind forever. Thank youlittle big woman.

Dal biscotto può nascere un fiore

tobm-newlogo.pngIl Comune di Milano destina questa estate lo spazio espositivo del PAC ad un a retrospettiva multimediale sul Sudafrica intitolata “The rise and fall of Apartheid- phography and bureacracy of everyday life”. Non ho visitato fin qui la mostra (c’è tempo fino al 15 settembre 2013) ma le critiche di settore sembrano piuttosto buone, ed è certo una cosa positiva che chi ha i mezzi per farlo in Italia si dedichi a “mostrare l’apartheid per conservarne la memoria, senza banalizzare l’indicibile” per dirla con le parole di Art tribune.

Meriterebbe dare anche un po’ di risalto a quanto (di buono, magari) è stato fatto laggiù anche dopo il 1994. A Parigi, contemporaneamente, la mostra My Joburg alla Maison rouge sta mostrando (fino al 22/9) le recenti trasformazioni di Johannesburg, esponendo le opere di 40 artisti sudafricani.

Un occhio attento lo meriterebbe anche Cape town, e le sue singolari innovazioni. Quella dell’Old biscuit mill, ad esempio, una ex fabbrica alimentare riconvertita da alcuni anni a spazio di creative co-working, animato da designer di tendenza, artigiani della ceramica o del vetro, architetti, creatori di primizie gastronomiche. Vanta già una certa fama da mèta turistica a la page, nel mondo anglosassone, in virtù del food market che vi si tiene ogni sabato mattina, capace di attrarre folle di clienti talvolta pure eccessive.

L’idea di dar vita a spazi dove mostrare forme espressive eterogenee, e dove far ‘risiedere’ persone capaci di creare, mi è sembrata lodevole sin dalla prima volta che visitai il Beaubourg a Parigi. La scelta di riconvertire in questo senso luoghi di archeologia industriale non è certo inedita, ma vederla realizzata all’estremo capo dell’Africa mi lascia oggi una sensazione bittersweet, pensando a certe realtà ‘nostrane’ che avrebbero potuto fare altrettanto, e non l’hanno fatto.

Intanto, grazie all’Ansa che mi ha fatto scoprire l’Old biscuit qualche settimana fa, e a Fabrizio Marta, autore del blog Rotellando che l’ha recensito giusto ieri, dopo averlo ‘toccato con mano (e ruote)’ .

SA art shows in european summer

artoff9481.jpgSummer of 2013 in Europe offers two relevant expositions dedicated to recent past & contemporary SA. In Milan, Italy, City townhall reserves the PAC art space to “The rise and fall of Apartheid- phography and bureacracy of everyday life”, managed by Okul Enzewor and open until september 15th. It’s a kind of multimedial exposition, where visitors can find opposite original newspapers of apartheid era (“Drum” and “Panorama”) and a way of showing SA photography history, some made by Roger Ballen and David Goldblatt, besides conteporary art examples signed Adrian Piper and William Kentridge.

Meanwhile. Maison Rouge in Paris, France exposes “My Joburg”, around 40 conteporary SA young artists, whose creations will be open to french audience until sept. 22nd.

(Imagine: courtesy of Maison Rouge website).

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  • L’altra faccia del goodlooking

    Estate da goodlooking per il Sudafrica, avevamo scritto. Poi c’è l’altra faccia della medaglia, quella che è saltata agli occhi del pubblico italiano a metà agosto, con gli scontri e soprattutto i morti nella miniera di Marikana. Ora che la situazione appare sotto tregua, giustamente c’è chi cerca di capire chi ha sparato per primo tra dimostranti e polizia. Resta il fatto che quella scritta nel sito minerario della Lonmin è davvero una brutta pagina per la storia recente del Sudafrica; soprattutto perché sembra da ragione a chi afferma due cose. Che il paese è tutt’altro che immune dagli sconquassi che il liberismo sfrenato dell’epoca recente ha provocato in altre parti del pianeta. E che l’emancipazione post-apartheid della popolazione (nera) sino ad allora repressa, è tutt’altro che compiuta, come avevamo accennato in occasione del 94° compleanno di Mandela, e come altri hanno chiaramente scritto anche di recente.

    Cinica domanda: farà prima l’Italia ad uscire dal guado in cui si è impantanata, o il Sudafrica a superare queste eredità?

    The dark side still resists

    It’s a goodlooking summer for SA in Italy, we wrote less than a month ago. But there’s always a dark side of the moon: Marikana showed it dramatically to the italian audience. We ought to know how things really went over there, that’s for sure. But anyway, it’s been a very bad page for SA’s recent history. Deeply linked, as it seems so far, to liberism collateral effect; an most of all, to post-apartheid legacy.

    Cinic question to end this post: will be faster Southafrrica in getting out of it, or Italy in escaping from its crisis?

    Passi indietro

    Su questo blog, ormai qualche anno fa, riportammo con piacere la parole di Nadine Gordimer: intervistata da un tv italiana, dichiarava sorridente che “il Sudafrica oggi ha la costituzione più moderna”. Ora, leggere le sue dichiarazioni dei giorni scorsi nella quali afferma che “stiamo tornando verso l’apartheid”, è come ingoiare una birra gelida quando si ha bisogno di un ponch caldo. La Gordimer si riferisce alla legge sul segreto di Stato, approvata in prima battuta (l’ultima parola spetterà alla Camera alta) dall’Assemblea nazionale del Sudafrica, e osteggiata anche da Desmond Tutu, oltre che da Nelson Mandela.
    Forse presto anche noi dovremo smettere di scrivere parole in libertà su queste pagine. Intanto il Sudafrica si appresta ad ospitare il vertice che dovrebbe salvare il Protocollo di Kyoto. Ci vorrebbe un colpo di scena nell’interesse di tutto il pianeta, e sinceramente ce l’auguriamo. Per bene che vada, all’indomani del summit resterà un’ombra grande sul paese arcobaleno.

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