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Il Sudafrica è tornato al ballo dei Brics. La scorsa settimana a New Delhi si è svolto il quarto vertice dei paesi emergenti, Il secondo da quando il ‘club’ formato da India Russia Brasile e Cina ha cooptato anche la più sviluppata nazione africana. Che per l’occasione non ha evitato di fare la ‘voce grossa’ nei confronti dei paesi più sviluppati, sottoscrivendo un documento comune che stigmatizza gli eccessi di liquidità che recentemente questi hanno messo in atto, America e Europa in primis anche se in forme diverse. Un ‘eccesso’ che, a detta dei Brics, ha indotto un’estrema volatilità di capitali sulle valute di questi. A quanto riporta la stampa italiana tuttavia i toni avrebbero potuto essere ben più duri se i cinque avessero adottato in pieno le parole del presidente brasiliano Roussef, che ha parlato di ‘tsunami monetario, guerra valutaria e perverse forme di protezionismo’ come effetto del mix tra austerity, deprezzamento della forza lavoro e allentamento monetario operati nelle parti più vecchie del pianeta. Del resto, oggi i Brics incidono per il 15 per cento sul commercio mondiale, per il 25 sul Pil e per quasi metà della popolazione mondiale, e vogliono farsi sentire di più. Anche se, notano alcuni analisti, non sono ancora sufficientemente coesi: il progetto per una banca per lo sviluppo dei Brics, formulato al precedente vertice, è rimasto per ora sulla carta.

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  • SA in Brics, part II

    Sa got a new invitation to Brics dance. Last week in New Delhi a new most emerging nations summit took place. The second one since when Brazil, China, India and Russia ‘coopted’ african most developped nation. In Delhi, Southafrica has signed a common document where the five countries criticize world’s most developped nations ’cause of their liquidity excesses, who induced a capitalvolatility over their currencies. Up to italian press, the final issue could have been stronger, but other four countries didn’t subscrive Brazil President’s declaration about a ‘monetary tsunami, a currencies wear and perverted ways of protectionism ”as stimulated by measures like austerity, job salaries droppping and monetary lightening in Europe and Usa”. As a matter of fact, nowadays Brics produce 15 per cent of world trade and almost half of global population. But, maybe, they aren’t cohesive enough: a ‘Bank for development of Brics project’, as issued during the previous summit, is still on paper.

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  • MC Kinsey, Unicredit, Capgemini, Gi Group, Lidt, Swiss canto e Sace. Un team eterogeneo di aziende multinazionali presenti in Italia e nei ‘Brics’, oltre che nel resto del mondo. Il Sole 24 Ore li ha interpellati in ordine sparso, alcune settimane fa, chiedendo loro di valutare l’attrattività imprenditoriale delle cinque potenze emergenti. Ebbene il Sudafrica si è piazzato secondo, subito dopo la Cina, primeggiando in particolare nei giudizi degli esperti per accesso al credito, sistema fiscale, barriere doganali. Secondo gli analisti, tra i punti di debolezza per un potenziale investimento in Sudafrica c’è al momento la scarsa considerazione diffusa nel paese per il “Made in Italy”. C’è qualcuno che vuol provare a metterci realmente una pezza?

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  • SA climbing Brics agreements

    Southafrica was recently ranked 2nd among Brics, according to seven top manager working for italian branch of worldwide companies. Interviewed by financial newspaper Sole 24 ore, the businessmen said its investor atttractiveness is overcame only by China’s one. Particularly, Southafrica looks wellperforming about financial and tax systems. But it comes after Brazil or India about living people’s perception of “made in Italy” products.

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  • E i Brics ci tiran la giacchetta

    Nelo stesso giorno in cui il Coface (società francese di assicurazioni commerciali) presentava un rapporto-Africa che la metteva in secondo piano rispetto a paesi come Botswana e Namibia, Il Sudafrica ha debuttato ufficialmente tra i Brics, il club delle quattro economie più emergenti - Cina, India, Russia, Brasile – che un anno fa decisero di invitare tra loro il battistrada africano. Non solo: la voce di Pretoria a Shangai, sede del vertice, non ha evitato di accodarsi al sermone di diritto internazionale che gli altri quattro hanno rivolto a chi sta bombardando la Libia, benché almeno due di essi (Cina, Russia) non abbiano esattamente la coscienza pulita in fatto di libertà individuali. D’altronde se è vero che nel 2010 questi 5 paesi hanno contributo al 60 del Pil mondiale, circa la metà è arrivato dalla sola Cina, e il gigante ex rosso ha avuto buon gioco sia nell’invitare il Sudafrica nel gruppo, sia nel dettare l’andatura adesso. A ragione o a torto, un dato oggettivo in più per considerare di questi tempi sempre più piccola e marginale l’Europa. E, ancor più piccola in essa, l’Italia.

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  • Meanwhile french trade insurance company Coface showed an African Report where Botswana or Namibia performed better than it, Southafrica got for the first time into the Brics, the most emerngi markets club originally composed by China, Russia, India and Brazil, who invited last year SA to take part. In Shangai, where the meeting is taking place, Brics made a critical statement towards nations who currently are bombing over Libia, even if almost some of them (China and Russia) are not so remarkable about human rights. But 5 brics last year produced 60 per cent of global GRP, half of it mad by China on its own; that’s probably why formed “red giant’ has ben so able in invitng SA among the Bric, and in leading the group now. You can like it or not, but that’s a matter of fact, as true as the dropping role of Europe, and especially of Italy, in these times.

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  • Brics o non Brics?

    L’Economist la evidenzia tra le 6 economie cresciute più velocemente negli ultimi 10 anni. Un report della Standard bank afferma che l’investimento nel mercato immobiliare locale rende. E in Italia, un’indagine tra analisti finanziari condotta da Repubblica ne esalta le potenzialità del mercato borsistico nel 2011.

    Insomma, a dispetto di quanto accade per buona parte degli altri paesi, l’anno nuovo per il Sudafrica sembra nato davvero sotto una buona stella, per lo meno dal punto di vista della reputazione economica. Il dato più significativo in assoluto è l’invito a far parte dei BRIC, ovvero del ristretto ed informale club delle economie emergenti (Brasile Russia India Cina) che, in virtù della mossa cinese, è da pochi giorni ribattezzato ufficialmente BRICS. In Sudafrica come nel resto del continente, subito è scattato il dibattito: sarà vera gloria, o dietro l’apparenza si nasconde un boomerang? Alcune voci scettiche si chiedono perché i cinesi hanno voluto invitare proprio Johannesburg, piuttosto che altre consolidate realtà emergenti come Città de Messico o Seul; altri temono il sostituirsi della definizione di “più piccolo tra i Brics” a quella sin qui usata (“il più grande tra i mercati africani”).

    La Cina è basata sull’industria di trasformazione, mentre il Sudafrica è soprattutto un grande bacino di materie prime: questa è una delle plausibili ragioni indicate dietro il ‘perchè’ del recente invito. Certo, Zuma & co. dovranno essere molto accorti a non pagare caro in termini di politica estera ciò che da Pechino hanno offerto in politica economica. In ogni caso, saranno vizi della crescita; molto diversi da quelli di chi, come l’Italia, attualmente non cresce affatto.

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