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Olwethu ha compiuto 20 anni lo scorso dicembre, giusto 2 giorni prima di Natale. E’ nato e cresciuto a Khayelitsha, uno dei sobborghi più noti e poveri di Città del Capo. Quando aveva 11 anni ha assistito per la prima volta ad uno spettacolo di magia. E lì è scattata la molla. Folgorato sulla via della meraviglia, grazie a chissà quanti sacrifici è riuscito a frequentare il “College of magic”, un centro di addestramento unico nel suo genere, per fortuna di Olwethu attivo da 30 anni in un’altra area di Cape town, Claremont. Strutturato come un ente no profit, il College dichiara  di voler contribuire al miglioramento della società offrendo opportunità anche a chi difficilmente potrebbe permetterselo. Come nel caso di Olwethu: diplomatosi nel 2009, è riuscito a mettersi in luce nei Mondiali junior di magia, per poi a partecipare ad un prestigioso seminario a Las Vegas.
Olwethu Dyanti (questo il suo nome  completo) ha iniziato a farsi conoscere fuori dal Sudafrica: forte dell’abilità con cui fa apparire e scomparire carte da gioco nelle proprie mani, e di un sorriso contornato da una sguardo che dice tutto, specialmente a chi ha una minima conoscenza di luoghi come Khayelithsa.

L‘Italia per Olwethu è stato il secondo paese in cui viaggiare ed esibirsi. Alla fine del 2012 ha partecipato alla versione italiana di “The illusionist”, un format televisivo adattato anche in altri paesi. Canale 5 lo trasmise una prima volta a sera inoltrata di un giovedì di fine gennaio 2013, prima del secondo passaggio su Italia 1,  domenica 4 gennaio 2015 (ebbene sì, quasi due anni dopo), complice il prime time, le vacanze scolastiche e quindi la visione appassionata da parte di molti bambini. In quell’occasione Olwethu risultò leader morale della sfida tra 10 emergenti prestigiatori in arrivo da tutto il mondo: non per esser risultato vincitore, bensì grazie al premio speciale che la giuria internazionale di esperti volle assegnargli, probabilmente considerando il difficile percorso che aveva compiuto per arrivare lì.  All’annuncio, Olwethu non riuscì a trattenere le lacrime, lasciando conseguentemente il segno sul pubblico di grandi e bambini: è questo almeno ciò che è avvenuto nel piccolo campione di audience radunato attorno a me, lo scorso 4 gennaio.

E dopo? Cosa è successo da allora a “Glamipulator”, il nome d’arte assunto da Olwethu? Di certo non si è montato la testa, a giudicare dalla disponibilità con cui ha risposto alle mie domande, qualche giorno fa. “Grazie al premio speciale di Roma ho potuto partecipare come rappresentante del Sudafrica al campionato mondiale di Magia a Blackpool, in Inghilterra – mi ha scritto – ed uno dei giudici ha poi voluto invitarmi ad esibirmi a Pechino. La mia carriera è fatta di alti e bassi, ma sto impegnandomi a fondo anche perché vorrei cambiare la situazione della mia famiglia”. Olwethu vive ancora a Khayelitsha, con sua madre e tre sorelle. Dell’Italia conserva un gran ricordo: “Dico la verità, salire su quel palco a Roma fu terribilmente emozionante per me – dice  - ma la reazione del pubblico, la giuria, gli altri concorrenti furono davvero accoglienti per me. Tutt’ora ricevo messaggi di congratulazioni dall’Italia, un Paese dove vorrei tornare presto: mi piace viaggiare, Dio è stato buono con me per questo”, conclude, nell’attesa che tra le sue magiche dita torni un biglietto aereo, magari per Roma.

Italian ‘bis’ for Glamipulator

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At the beginning of 2015, Italian audience loved  for second time a performance of Owethu Dyanti, young SA magician from Khayelitsha, Cape town.

Italia 1 free tv channel broadcasted during prime time of january 4th “The illusionist”, an international challenge-show for emerging magicians recordered  in Rome late in 2012 and showed on italian tv for the first time in january 2013. Quite 2 millions of italians (like me) who didn’t watch first issue discovered in 2015 passion and ability of “Glamipulator”, as Owethu renamed himself as a magician: that time, the 20 years old-capetonian boy didn’t win the challenge but obtained a special prize by international jury: “thanks to that I had to fly the South African flag to compete in World Championship of magic in the UK in Blackpool – says Olwethu to Go201.net -  and following that I was invited by one of the judges from the TV show to go to China Beijing to perform”.

This special guy learned the art of magic in Clermont, Cape town, following lessons at the College of Magic. His passion came up at the age of 11, watching a magician show live for the first time. After being in Las Vegas he flew to Italy, a country he’d like to visit again: “ the TV show was such an experience…going on stage was terrifying but I work very hard on my art magic. The response from the audience, jury, my magic competitors, the crew they very enjoyed me I still get lots and lots messages from my fans in Italy saying positive things about me”. After that, Olwethu’s career has been an “up and down going”: “I work hard, also to get my families situation better”. Wishing to see again Glamipulator in Italy, we hope him to make his dream come true.

SA tourism national team… in Italy

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Women are better than men in selling SA travel destination. At least in Italy, especially during recent Imbizo Day convention 2014. There was no male members in the delegation flew from South africa to Chiantishire: all southafrican girls (well, better say ladies; despite of Sister’s Sledge’s song)   with different looks but similar high skills.  Some of them exposed their ‘goods’ in italian, for instance Lidia from 3Sixty – Sun international who presented her “Africa’s Golden triangle” located  between Cape town and Victoria Falls; or a couple of girls ‘branded’ by Joburg Tourism. Others were very smart in catching english speaking audience, as Chelsea (from Aquila) or Filippa (from Protea Hotels) did.

Blond or red as they were, a competitive team anyway; perhaps not so good in playing football or cricket, but yes, tourism marketing indeed.

Sussurrare agli elefanti

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Mandare i figli in maneggio, ad imparare a cavalcare come pure a sellare, lavare, strigliare i cavalli: un tempo capitava spesso tra le famiglie di campagna, molto meno per quelle di città. Oggi è più probabile il contrario, ed in generale è molto meno ‘esotico’ per un bambino italiano avere a che fare con un cavallo. Ma con un elefante?

Ebbene sì, capita anche questo. A Madikwe, riserva naturale – malaria free – del Sudafrica settentrionale. E’ l’”elephant whispering”, un soggiorno  - anche prolungato, se si hanno i mezzi – durante il quale adulti e giovanissimi beneficiano della filantropia dei proprietari di Seasons in Africa, amanti degli animali al punto da ricreare un centro in cui gli ospiti, assistiti da personale specializzato, interagiscono con pachidermi di varia taglia nelle diverse fasi della giornata; rispetto al cavallo, si rinuncia giocoforza solo al galoppo. Seasons in Africa è una catena alberghiera…bidirezionale: da una parte game lodge di lusso dislocati nella savana, dall’altra hotel ‘urbani’, nelle principali metropoli del paese.

A Castelmonastero ne ha parlato Controvento, società bergamasca di marketing. O meglio:  a farlo è stato il suo front man Ferruccio, giovane nei modi e nel look a dispetto della sua lunga miltanza. “Nel 1989 decisi che la parte più a sud dell’Africa sarebbe stato il mio bound per la vita” racconta; lo ha fatto prima per conto terzi, dal 2004 fondando la sua creatura travel, che oltre a Seasons ‘vende’ in Italia Grootbos (riserva naturale a due ore da Cape town) e African Secrets, tre strutture sparse tra Sabi sand. Madikwe e Città del capo. “Il Sudafrica è la meta ideale per chi si sposa” ha detto in convention, con un tono tutt’altro che da frase fatta: “la vita coniugale è fatta di compromessi, ciò che offre questo paese è l’ideale per tener conto delle preferenze anche molto diverse di marito e moglie. Almeno per il tempo del viaggio di nozze”.

Poco dopo quello di Ferruccio, l’intervento di Chelsea ha sottolineato in modo altrettanto incisivo il valore degli animali per la ricettività sudafricana. Chelsea era il volto di Aquila, una private game reserve il cui nome deriva dalle aquile nere in via di estinzione che resistono nei 7500 di terreno. Ad Aquila, due ore a nord di Cape town, i Big 5 coesistono con un impegno che appare tutt’altro che di facciata per la salvaguardia della fauna, e che prende l’acronimo di ARC, centro di soccorso e tutela degli animali (leoni, leopardi, ghepardi in particolare), aperto alle visite di chi soggiorna nella struttura di rimpetto. Non solo: stando a quanto testimoniato dalla giovane sudafricana, questa realtà coniuga sostenibilità e sviluppo economico diffuso, se è vero che da 15 anni da lavoro a 400 persone, e che meno di un mese fa ha ottenuto il Lilizela Imwelo Award, un riconoscimento riservato ha chi raggiunge lo sviluppo più ampio nell’industria turistica sudafricana. Forse non a caso si è presentata agli agenti italiani con un fiammante pieghevole interamente tradotto, mentre il website di Aquila è disponibile in ben sette lingue.

(immagine da seasonsinafrica.com)

 cavour_2012.jpgForse sarà contento chi per una vita ha predicato di “mettere i fiori nei vostri cannoni”. La balistica non sarà esattamente floreale, ma al posto delle palle esplosive ci saranno piuttosto fibre ottiche, mobili, cioccolatini. La prossima settimana, dal porto di Civitavecchia, una portaerei della marina militare italiana salperà alla volta dell’Africa, per una missione destinata a fare ritorno in patria (a Taranto, per l’esattezza) solo tra 5 mesi. E’ il “Sistema paese in movimento”, questo il titolo del tragitto che vedrà la nave Cavour attraccare in 20 paesi (tra cui il Sudafrica con due tappe, Durban e Cape Town, nella prima decade di febbraio 2014). Non sarà un’esercitazione militare: la portaerei viene trasformata in una sorta di mega-torpedone commerciale da 20 milioni di euro (13 coperti da sponsors, 7 per gli stipendi dei militari, ha spiegato il Ministro della Difesa), che vedrà alternarsi emissari di grandi aziende italiane nel rappresentare il made in Italy presso mercati da aprire o valorizzare.

Insomma, in tempo di pace gli strumenti di guerra vengono riconvertiti ad usi ben più civili. In realtà, a ben guardare, questa sembra la classica notizia-bicchiere: mezzo pieno e mezzo vuoto, a seconda di come lo si guarda. E’ lapalissiano quanto vero ribadire che è molto meglio usare le portaerei così, che per sferrare attacchi colonialistici, come un tempo – ahinoi – l’Italia ha pure tentato di fare in quel continente. Tuttavia, è difficile anche controbattere chi osserva che meglio sarebbe, per un paese come l’Italia, disinvestire le spese militari, piuttosto che metter sù operazioni che sanno di make-up. E se poi andiamo a vedere che tra le aziende che andranno in missioni ce ne sono alcune che producono strumenti di guerra, forse il cerchio si chiude. O quantomeno, non siamo certo ancora ai fiori dentro i cannoni.  

 (Immagine: portaerei Cavour, da marina.difesa.it)

On november 13th italian aircraft-carrier “Cavour” will leave for a 5-month mission around Africa. It will be a business trip rather than a military one: some italian companies focused on food, comnunications, furniture will be host on the ship, so to meet businessmen of 20 countries. The Cavour will dock in two SA bays, Cape town and Durban, during the first decade of february 2014. Some people show positive feelings about this mission, underlining how war instruments are converted into civil ones; in the opposite ways, others emphasize how Defense is still costing too much to a country like Italy, thinking it’d be better to disinvest money from the Navy, instead of fitting out this kind of operations.

Dal biscotto può nascere un fiore

tobm-newlogo.pngIl Comune di Milano destina questa estate lo spazio espositivo del PAC ad un a retrospettiva multimediale sul Sudafrica intitolata “The rise and fall of Apartheid- phography and bureacracy of everyday life”. Non ho visitato fin qui la mostra (c’è tempo fino al 15 settembre 2013) ma le critiche di settore sembrano piuttosto buone, ed è certo una cosa positiva che chi ha i mezzi per farlo in Italia si dedichi a “mostrare l’apartheid per conservarne la memoria, senza banalizzare l’indicibile” per dirla con le parole di Art tribune.

Meriterebbe dare anche un po’ di risalto a quanto (di buono, magari) è stato fatto laggiù anche dopo il 1994. A Parigi, contemporaneamente, la mostra My Joburg alla Maison rouge sta mostrando (fino al 22/9) le recenti trasformazioni di Johannesburg, esponendo le opere di 40 artisti sudafricani.

Un occhio attento lo meriterebbe anche Cape town, e le sue singolari innovazioni. Quella dell’Old biscuit mill, ad esempio, una ex fabbrica alimentare riconvertita da alcuni anni a spazio di creative co-working, animato da designer di tendenza, artigiani della ceramica o del vetro, architetti, creatori di primizie gastronomiche. Vanta già una certa fama da mèta turistica a la page, nel mondo anglosassone, in virtù del food market che vi si tiene ogni sabato mattina, capace di attrarre folle di clienti talvolta pure eccessive.

L’idea di dar vita a spazi dove mostrare forme espressive eterogenee, e dove far ‘risiedere’ persone capaci di creare, mi è sembrata lodevole sin dalla prima volta che visitai il Beaubourg a Parigi. La scelta di riconvertire in questo senso luoghi di archeologia industriale non è certo inedita, ma vederla realizzata all’estremo capo dell’Africa mi lascia oggi una sensazione bittersweet, pensando a certe realtà ‘nostrane’ che avrebbero potuto fare altrettanto, e non l’hanno fatto.

Intanto, grazie all’Ansa che mi ha fatto scoprire l’Old biscuit qualche settimana fa, e a Fabrizio Marta, autore del blog Rotellando che l’ha recensito giusto ieri, dopo averlo ‘toccato con mano (e ruote)’ .