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Il serpente di Otelo

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Il serpente non è nel mare. Il serpente è dentro di noi. Ti entra dentro ingannandoti con i suoi argomenti allettanti, ti parla di libertà. E poi ti morde”. Le battute finali della voce fuori campo di Otelo burning, film di Sara Blecher (2011), sono anche la metafora di questo film girato con scarso budget ed interessanti risultati, e ambientato nella costa orientale sudafricana sul finire dell’era-apartheid. Il travagliato contesto sociale del Paese rimane costantemente sullo sfondo, ma l’essenza della trama potrebbe aver trovato ambientazione ovunque, perché al centro ci sono soprattutto le 4-5 persone protagoniste ed il loro rapporto umano, nel bene e nel male, a prescindere dalla razza.

Otelo, il personaggio che dà il titolo al film, trova nella tavola da surf la chiave d’accesso alla libertà, nel senso più intimo del termine. Ma la libertà ha un prezzo, a volte molto duro: in questo caso, il tradimento da parte di uno degli amici più stretti. Di fronte al drammatico epilogo Otelo sceglie di confermare la professione di libertà, volteggiando sulle onde in una scena finale che non lascia scampo per la sua esistenza ‘terrena’, ma che lo esalta da un punto di vista ideale. E la chiusa agrodolce di un film che ridimensiona la contrapposizione bianchi-neri per dare peso a quella tra tribù della stessa pelle. O, appunto, tra persone della stessa provenienza.

Il richiamo alla leggenda del serpente evoca il peso delle credenze tribali che pervade la società sudafricana. E l’insieme di quanto visto rende merito alla scelta di dedicare un’ora e mezzo alla sua proiezione in un circolo arci di provincia, in un tardo pomeriggio d’inizio estate. Mentre là fuori tutto il resto del mondo è in ben altro affaccendato.

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  • Brutte storie di frontiera

    Sebbene in misura diversa, Italia e Sudafrica tornano in questi giorni ad avere in comune storie talmente vistose e crude da farti sentire impotente nella ricerca di aggettivi consoni, oltre che di rimedi. Storie di gente che scappa da brutte esistenze, di frontiere, di altra gente che vede le facce nuove come minacce alla propria esistenza, magari già tutt’altro che serena. E poi storie  o – meglio – parole, di gente che non riesce a far seguire fatti utili a tali parole, di giorno in giorno più vuote e retoriche, se non strumentali.

    E siccome questo e’ il contesto, ti accorgi che il silenzio e’ freddo, cosi’ come e’ sostanzialmente vana ogni parola detta tanto per lenire il senso di impotenza.

    La storia dell’Italia, come quella del Sudafrica, e’ già ricca di storie di gente che va o che viene; in circostanze spesso disperate, anche spesso allietate da epiloghi migliori.  Resto convinto che la storia sia e debba essere maestra di vita: molto più delle reazioni istintive, a volte giustificate (altre no). Mi fermo qui e non aggiungo altro, salvo un pensiero per tutti quelli che per causa di frontiere soffrono o muoiono, ancora, due millenni e oltre D.C..

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  • From the street to your choice

    urna1.jpgMay 2014: both Italy and SA are willing to vote, even if in different ways. Twenty years ago, first democratic vote in SA became a steps ahead for the whole world, non only for this country. During two decades, taking part in the use of democracy dropped off year after year, especially in Italy, due to some awful way of using it made by politicians, and to a inadeguate surveillance by citizens too.

    Contemporary history knew the fall of ideologies, or at least their deep critical revision. As a positive reaction, people who were used to a ‘blind vote’ supporting a party, now tend to decide their choice time after time; or not to vote at all.

    What can a young republic like SA learn from Italy, today? Not so much, apart its history and its mistakes, so to avoid them. And what about Italy from SA? 

    In 1994, Street Law Southafrica published the Democracy for All manual. Who listed 13 signposts for democracy:

    1. Citizen participation

    2. Equality

    3. Political tolerance

    4. Accountability

    5. Transparency

    6. Regular free and fair elections

    7. Economic freedom

    8. Control of abuse of power

    9. Bill of rights

    10. Accepting the results of elections

    11. Human rights

    12. A multiparty system and

    1. The rule of law

    Now, the same organization announces that a new edition of Democracy for All will be produced during this year. David McQuoid (Mason Centre for Socio-Legal Studies, University of KwaZulu-Natal, Durban) posted 20 questions to help you to decide whether political parties are respecting the signposts of democracy and the constitution:

    1. Has the party’s policies and actions made you better off than five years ago?

    2. Has the party done what it promised to do five years ago?

    3. Does the party discipline, suspend and expel corrupt leaders and officials?

    4. Does the party allow its leaders and officials to waste the tax payer’s money on unnecessaryexpenditure that benefits only such leaders and officials?

    5. Does the lifestyle of the party leaders and officials demonstrate a genuine concern for the plight of poor and unemployed people in the country?

    6. Does the party safeguard human rights and the constitution by respecting the decisions of the courts, the public protector and the South African Human Rights Commission?

    7. Has the party managed to reduce crime in your area where it is in a position to do so?

    8. Does the party practice transparency by allowing people to know who funds it?

    9. Does the party try to cover up when its leaders and officials are accused of corruption?

    10. Are the party’s leaders and officials approachable and responsive to communities who wish to raise concerns with them?

    11. Does the party put its interests before the interests of the country or the communities where it operates?

    12. Has the party’s policies and practices increased employment opportunities where it is in a position to do so?

    13. Does the party ensure that people and communities are served by competent and caring public officials?

    14. Does the party advance the interests of all South Africans or just a particular section of South African society?

    15. Does the party allow its leaders and officials to be held accountable by the law enforcement organs of the state such as the SAPS, the Hawks and the National Prosecuting Authority?

    16. Does the party allow other parties to campaign freely in areas where its supporters are in a majority?

    17. Does the party accept the election results in parts of the country where it loses after free and fair elections have been held?

    18. Does the party promote access to information about failures in good governance?

    19. Do the party and its leadership represent a reasonable cross-section of South African society?

    1. Does the party ensure that women are properly represented in its leadership and government positions?

    According to Mc Quoid, t”he party that is most respectful of the signposts for democracy and the constitution is the party that receives the most “yes” replies to the above questions”.

    Why don’t we try to apply this test to political parties we’re willing to vote, before next elections…?

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  •  cavour_2012.jpgForse sarà contento chi per una vita ha predicato di “mettere i fiori nei vostri cannoni”. La balistica non sarà esattamente floreale, ma al posto delle palle esplosive ci saranno piuttosto fibre ottiche, mobili, cioccolatini. La prossima settimana, dal porto di Civitavecchia, una portaerei della marina militare italiana salperà alla volta dell’Africa, per una missione destinata a fare ritorno in patria (a Taranto, per l’esattezza) solo tra 5 mesi. E’ il “Sistema paese in movimento”, questo il titolo del tragitto che vedrà la nave Cavour attraccare in 20 paesi (tra cui il Sudafrica con due tappe, Durban e Cape Town, nella prima decade di febbraio 2014). Non sarà un’esercitazione militare: la portaerei viene trasformata in una sorta di mega-torpedone commerciale da 20 milioni di euro (13 coperti da sponsors, 7 per gli stipendi dei militari, ha spiegato il Ministro della Difesa), che vedrà alternarsi emissari di grandi aziende italiane nel rappresentare il made in Italy presso mercati da aprire o valorizzare.

    Insomma, in tempo di pace gli strumenti di guerra vengono riconvertiti ad usi ben più civili. In realtà, a ben guardare, questa sembra la classica notizia-bicchiere: mezzo pieno e mezzo vuoto, a seconda di come lo si guarda. E’ lapalissiano quanto vero ribadire che è molto meglio usare le portaerei così, che per sferrare attacchi colonialistici, come un tempo – ahinoi – l’Italia ha pure tentato di fare in quel continente. Tuttavia, è difficile anche controbattere chi osserva che meglio sarebbe, per un paese come l’Italia, disinvestire le spese militari, piuttosto che metter sù operazioni che sanno di make-up. E se poi andiamo a vedere che tra le aziende che andranno in missioni ce ne sono alcune che producono strumenti di guerra, forse il cerchio si chiude. O quantomeno, non siamo certo ancora ai fiori dentro i cannoni.  

     (Immagine: portaerei Cavour, da marina.difesa.it)

    On november 13th italian aircraft-carrier “Cavour” will leave for a 5-month mission around Africa. It will be a business trip rather than a military one: some italian companies focused on food, comnunications, furniture will be host on the ship, so to meet businessmen of 20 countries. The Cavour will dock in two SA bays, Cape town and Durban, during the first decade of february 2014. Some people show positive feelings about this mission, underlining how war instruments are converted into civil ones; in the opposite ways, others emphasize how Defense is still costing too much to a country like Italy, thinking it’d be better to disinvest money from the Navy, instead of fitting out this kind of operations.

    World cup cities: Durban


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    With about 3 millions people, Durban is the capital of KwazuluNatal, surrounded by the Indian ocean and the Drakensberg mountains. It hosts the most important port of the nation, and its climate is subtropical. Greater St Lucia Wetlands Park e l’Ukhahlamba Drakensberg have been declard part of Unesco world heritage. Duraban will host the world cup matches in the Moses Mabhida stadium, recently built with 70.000 seats.

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  • Le città dei mondiali: Durban


    Città di circa tre milioni di abitanti, Durban è situata sul livello del mare in una grande laguna naturale; il suo porto è il più attivo del paese ed uno dei più importanti del mondo. Il clima è sub-tropicale, mite e soleggiato d’inverno e molto umido d’estate, con temperature che oscillano nell’anno dai 16 ai 25°. Capitale ella Provincia KwaZulu-Natal; compresa fra l’oceano indiano e la catena montuosa dei Drakensberg, è nota anche come terra degli Zulu. Due zone sono state dichiarate patrimonio dell’umanità: il Greater St Lucia Wetlands Park e l’Ukhahlamba Drakensberg Park, parco nazionale che vanta le più alte vette del Sudafrica.

    Il Moses Mabhida Stadium è di recente costruzione e può contenere 70.000 spettatori comodamente seduti.

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